Maurizio Viroli, La Stampa, 21/10/1997, 21 ottobre 1997
Come spesso succede in questi casi, i teorici della sinistra si sono divisi: da una parte i «pugnaci» che combattono vigorosamente le tesi dei conservatori, dall’altro i «tormentati» che esortano la sinistra a riconoscere le proprie colpe e a recitare il mea culpa
Come spesso succede in questi casi, i teorici della sinistra si sono divisi: da una parte i «pugnaci» che combattono vigorosamente le tesi dei conservatori, dall’altro i «tormentati» che esortano la sinistra a riconoscere le proprie colpe e a recitare il mea culpa. Non è affatto vero, sostengono i «pugnaci», che le vittorie contro il crimine sono state ottenute grazie all’applicazione delle idee dei conservatori. Quella del pattugliamento intensivo e dell’intervento mirato, sostiene Elliot Curie, un criminologo, è una vecchia idea dei progressisti. Altri ribadiscono che il pattugliamento aggressivo con licenza di fermare e interrogare a discrezione ha provocato un preoccupante aumento dei casi di aperta violazione delle libertà individuali e di brutalità da parte della polizia. Infine, sottolinea David Anderson su ”The American Prospect”, se i soldi spesi per le prigioni fossero utilizzati per seri programmi di prevenzione, il crimine diminuirebbe in modo ancora più significativo.