Costanzo Costantini, Panorama, 13/11/1997, 13 novembre 1997
Per Fellini Casanova era omosessuale o bisessuale, forse impotente o semiimpotente. In una sua lettera alla pittrice argentina Leonor Fini, datata aprile 1977, a proposito di un taglio al Casanova: « quella che racconta l’avventura di Casanova in Turchia, dove un bellissimo negro si innamora di lui e una notte, risalendo su una fastosissima zattera un canale buio e fangoso, lo abbraccia, lo bacia e forse lo possiede»
Per Fellini Casanova era omosessuale o bisessuale, forse impotente o semiimpotente. In una sua lettera alla pittrice argentina Leonor Fini, datata aprile 1977, a proposito di un taglio al Casanova: « quella che racconta l’avventura di Casanova in Turchia, dove un bellissimo negro si innamora di lui e una notte, risalendo su una fastosissima zattera un canale buio e fangoso, lo abbraccia, lo bacia e forse lo possiede». Nel film Fellini descrive l’avventuriero veneziano (a cui fu attribuita la conquista di oltre duecento donne) come uno spilungone cereo, incipriato, viscido, maleodorante. Dopo aver inizialmente pensato a Gian Maria Volonté, affidò il ruolo a Donald Sutherland, «un candelone spermatico con l’occhio del masturbatore, quanto di più lontano si potesse immaginare da un dongiovanni». Nel marzo del ’77, a Losanna, George Simenon chiese a Fellini come mai il suo Casanova, quando faceva l’amore, non si toglieva mai le mutande. Risposta: « ciò che ha traumatizzato di più i coproduttori americani, i quali mi ripetevano di continuo: ”Il film non è erotico, non è sexy”». Simenon aveva anche notato che Casanova teneva indosso non soltanto le mutande, ma anche una specie di bustino, e gli aveva chiesto se questo capo di vestiario esistesse nel XVIII secolo. Fellini gli rispose: «No, ero io che ne portavo uno identico quando facevo l’amore da ragazzo».