Gabriele Romagnoli, La Stampa, 11/11/1997, 11 novembre 1997
Quando nacque, Jeff non si chiamava Jeff. Billy Hill, invece. Suo padre era Darrel Wayne Hill, nato nel 1940 a Tulsa, da una famiglia povera
Quando nacque, Jeff non si chiamava Jeff. Billy Hill, invece. Suo padre era Darrel Wayne Hill, nato nel 1940 a Tulsa, da una famiglia povera. Il vecchio William Leonard, nonno di Billy, si arrangiava vendendo dischi e commettendo piccoli furti. Quando sua moglie mise al mondo Darrel, festeggiò con un giro dei bar durato cinque giorni e cinque notti. In casa, non lo vedevano spesso. Per lo più, lo incontravano in prigione. Darrel era un ragazzino con il destino segnato e s’incamminò sulla rotaia. A sette anni entrò in una banda chiamata «Hellcats», i gatti dell’inferno, e cominciò ad aggirarsi per il quartiere rubando frutta dai banchi e monetine dalla cassa delle elemosine. A undici anni, dopo essere stato ferito durante un tentativo di furto, finì in riformatorio. Scappò a ripetizione. A quindici anni, dopo aver rubato un’auto, fu spedito al penitenziario di Oklahoma, dove era uno dei detenuti più giovani. Questo attirò l’attenzione di uno degli anziani del carcere, che decise di farne «la sua favorita». «Non rientrava nei miei programmi», scrisse Darrel Hill nella sua autobiografia mia pubblicata («Destinazione: braccio della morte»). E lo uccise.