Adriano Sofri, Panorama, 11/12/1997, 11 dicembre 1997
Allocca Andrea e gli altri. «Un uomo di Chiesa che amo, dopo una conversazione sulla misericordia, mi invita a leggere un libro dell’olandese Henri J
Allocca Andrea e gli altri. «Un uomo di Chiesa che amo, dopo una conversazione sulla misericordia, mi invita a leggere un libro dell’olandese Henri J.M. Nouwen, L’abbraccio benedicente, tradotto dall’editrice Queriniana. una meditazione sul ritorno del figlio prodigo, condotta attraverso la contemplazione di un quadro mirabile dipinto dal Rembrandt vecchio. Ho letto subito il libro, che ha un forte tono di confessione personale. Oltretutto, sono stato io stesso figlio minore, e a mia volta padre di due figli. ”Un uomo aveva due figli”. Nouwen racconta di essere stato soggiogato dal dipinto di Rembrandt, e di essersi misurato per anni con quel mistero. Egli si è identificato subito col figlio minore, tornato povero e mortificato alla casa del padre, dopo la ribellione, il viaggio in un paese lontano e la dissipazione di sé. Poi è stato indotto a immedesimarsi nel fratello maggiore, obbediente e virtuoso sempre, e ora offeso e risentito da una predilezione per il fratello ritornato che sente come un tradimento. (’La conversione più difficile è la conversione di colui che sta a casa”). Infine si è sentito chiamato a diventare il padre, e alla solitudine ultima e gratuita della misericordia. ”Rembrandt mi ha condotto dal figlio più giovane al padre, dal luogo in cui si è benedetti al luogo in cui si benedice. Quando guardo le mie mani invecchiate... capisco che mi sono state date per posarsi sulle spalle di tutti quelli che vengono”. Nouwen non menziona a caso le mani, perché le mani aperte del vecchio padre che accoglie sul suo petto il figlio ritornato sono il centro del quadro. Alcuni studiosi hanno scorto una differenza rivelatrice.