Oscar Piovesan, L’Espresso, 18/12/1997, 18 dicembre 1997
Nell’ottobre del 1950 Ernesto Guevara Linch, allora ventiduenne, scarpe da tennis bianche, pantaloni sgualciti, camicia celeste di nylon, né giacca né cravatta, si presentò a una festa di nozze in casa dei Gonzalez Aguilar e incontrò Maria del Carmen Ferreyra, detta ”Chichina”, sedici anni, bella, alta, magra, capelli neri, sguardo serio, figlia del conservatore Horacio Ferreyra, uno dei più potenti e ricchi imprenditori dell’epoca
Nell’ottobre del 1950 Ernesto Guevara Linch, allora ventiduenne, scarpe da tennis bianche, pantaloni sgualciti, camicia celeste di nylon, né giacca né cravatta, si presentò a una festa di nozze in casa dei Gonzalez Aguilar e incontrò Maria del Carmen Ferreyra, detta ”Chichina”, sedici anni, bella, alta, magra, capelli neri, sguardo serio, figlia del conservatore Horacio Ferreyra, uno dei più potenti e ricchi imprenditori dell’epoca. I due uscirono insieme una dozzina di volte, poi lui le chiese di sposarlo proponendole un viaggio di nozze in roulotte per l’America. Lei tutta contenta lo disse al padre, ma quello si scandalizzò e da allora fece di tutto per tenerli lontani. Il primo gennaio del 1951 Ernesto, con l’amico d’infanzia Alberto Granado, partì in moto da Buenos Aires per raggiungere Miramar, a 400 chilometri, sull’Atlantico, dove Chichina trascorreva le vacanze con i genitori: per strada comprò un cucciolo di pastore tedesco e lo regalò alla ragazza il giorno della Befana. Nonostante l’ostilità dei genitori di lei, per i due innamorati furono giorni felici. Più tardi Ernesto avrebbe scritto al padre: « stata una continua luna di miele. Anche se con il sapore amaro dell’imminente commiato, che si allungava giorno dopo giorno». Il 14 gennaio 1952 ripartì in moto con Alberto Granado per fare il giro dell’America Latina. Sette anni dopo diventò noto come il ”Che”. Lui e Chichina non si sarebbero visti mai più. La Carmen Ferreyra, che ora è una signora di 64 anni, ha raccontato di recente che restò affascinata dal suo fisico ostinato, dal suo fare arrogante: «Il suo spregiudicato modo di vestire ci faceva ridere e un po’ vergognare. Non si toglieva mai di dosso la camicia di nylon trasparente, quasi grigia per l’uso. Comprava le scarpe ai saldi, tanto che i suoi piedi non sembravano mai uguali. Ernesto ci sembrava un obbrobrio».