Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 1998  gennaio 24 Sabato calendario

Al bivio cult per Palazzolo, magari ci andranno in tanti. Lui ci passava divorando l’asfalto con il suo Tir con i lampeggianti sul tetto e il nome di lei stampato sul finestrino

Al bivio cult per Palazzolo, magari ci andranno in tanti. Lui ci passava divorando l’asfalto con il suo Tir con i lampeggianti sul tetto e il nome di lei stampato sul finestrino. Maria Angiola: «Sognava troppo. Mi diceva sempre scappiamo con il Tir, io, te e i due bambini. A me andava bene vederlo una volta ogni tanto. E poi i camion non mi piacciono». Ma perché le piaceva tanto?, le chiedono avvocati, pm, presidente. «Perché era dolce». [...] Lui è molto più prosaico: «Facevamo un mucchio di sesso. Lei era gelosissima». Matilde La Grassa, la sua moglie separata, lo conferma, dice che quando Maria Angiola venne da lei pareva che le interessasse solo questo, come faceva l’amore il Massimo e quante altre donne aveva. L’altra gliele elencò, spietata, e se ce n’era qualcuna in più peggio per lei: Miriam, Anna, Tiziana. «Mettiamoci tutte assieme e riempiamolo di botte», esplose Maria Angiola. Beh, Matilde ora deve levarsi un mucchio di soddisfazioni. Velenosa: «Mio marito aveva con lei tutti i rapporti possibili tranne quello orale, perché lei si faceva chiamare principessa e una principessa non si fa mettere in ginocchio». Non c’è più pietà ormai. Non sappiamo se Maria Angiola se la merita. Però, in quest’aula da strapaese nel cuore di questo spicchio d’Italia così ricco e volgare, adesso pare sola contro tutti. Lei sembra divorata dalla rabbia quando dice che il Massimo «è un gran bugiardo, questo l’ho capito». E ci mancherebbe. «Quando si presentò disse che faceva l’architetto. Aveva una carta d’identità falsa: Massimo Dossena. Poi disse che faceva il geometra. Mi raccontò che viveva in una villona stupenda, con l’acquario in cristallo, piscine giganti e cose di questo genere». Tocco di fino: «E che sua madre era impiegata da Silvio Berlusconi. Disse pure che aveva una ditta di camion con 20 dipendenti». La prima sera che uscirono insieme, le sparì il portafogli e guarda caso quando lei si lamentò, lui le fece ritrovare i documenti il giorno dopo: «Sai, ho certi amici, io». Alla fine ammise: «Guido i Tir». E la portò a casa sua. Com’era? «Normale. Un monolocale».