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 1998  gennaio 24 Sabato calendario

Adesso, fa un po’ pena la Maria Angiola, così ingobbita sul microfono, la paura che sale e scende nel respiro, i calzoni di velluto stazzonati e gli occhi che quasi cascano implorando pietà

Adesso, fa un po’ pena la Maria Angiola, così ingobbita sul microfono, la paura che sale e scende nel respiro, i calzoni di velluto stazzonati e gli occhi che quasi cascano implorando pietà. Il presidente la incalza e la martella. Le chiede, ma se voleva lasciarlo, perché l’aveva convocato a casa sua la sera dell’aggressione a suo marito? «Perché s’è messo a piangere, diceva che si sentiva solo. Allora gli ho detto di venire». [...] Ripercorrono tutta la sera dell’aggressione al marito, il suo incontro con l’amante nella poltrona della sala. Perché quella più scomoda? «Perché era la mia». un tormentone: rapporto anale?, le chiedono. Lei soffia qualcosa nel microfono. Dev’essere un sì. [...] Rapporto naturale o anale? Voce chiara e ferma: «Anale, sì». Volontario o no? «No». In che senso? «Nel senso che senza spogliarci...». Cioè? «Volevo dire nel senso che purtroppo eravamo in posizioni terribili, non spogliati, che non consentivano altri rapporti». Sono le 12,35. Lui sbadiglia. Lei ha lo sguardo di ghiaccio. costretta a ricordare, ripetere, ribadire, sottolineare. Il Foglia aveva un paio di jeans, una maglia polo blu. «Allora, è successo che durante il rapporto emisi un urlo. Dalla paura ci ricomponemmo per vedere se era arrivato qualcuno». Vi siete rivestiti? «Mai spogliati». E il Foglia? «Aveva i pantaloni al ginocchio» Poi? «Abbiamo ricominciato». Dopo, quando il giallo li mette nei guai e li porta pure in prigione si fanno telefonate mute, con le musiche in sottofondo «che ci piacevano tanto». Era solo lui che le faceva, dice lei. Era gelosa matta, dice lui. Al massimo, la Maria Angiola lo chiamava per una dedica: «Stanotte alle due, ascolta Radio One. Ho chiesto una canzone per te». Chissà perché stupirsi, di tutti e due. In fondo, sono così banali, così comuni. Lei, che legge solo Ramses e che tiene sul comò la foto di sua sorella con Pamela Prati. Lui che divora le strade e i sogni con il suo Tir. «Ci sono cascata, mi sono lasciata imprigionare», dice. Anche colpa del sesso, lo ammette alla fine. «Ma c’è un modo per salvarsi?», fa lei. Forse. Scriveva Sant’Agostino: «L’amore uccide ciò che siamo stati perché si possa essere ciò che non eravamo». Che ne pensa, signora? Stupore. Oddio, magari è meglio Pamela Prati.