Giorgio Gandola, Il Giornale, 24/01/1998, 24 gennaio 1998
Monica. Monica Lewinsky, californiana, ventiquattro anni, né brutta né bella, capelli neri, occhi chiari, «viso ordinario», secondo qualcuno volgare, «una solida ragazzotta di campagna cui non dispiace strizzare l’occhio ai camionisti in sosta al suo MacDonald’s»
Monica. Monica Lewinsky, californiana, ventiquattro anni, né brutta né bella, capelli neri, occhi chiari, «viso ordinario», secondo qualcuno volgare, «una solida ragazzotta di campagna cui non dispiace strizzare l’occhio ai camionisti in sosta al suo MacDonald’s». Famiglia facoltosa, eccellenti conoscenze, è cresciuta a Beverly Hills «a cheeseburger and coke sulla spiaggia di Santa Monica». [1] Buoni studi, al Bel air preparatory school, istituto privato molto esclusivo, quindi al Santa Monica city College, infine laurea in Psicologia al college di Lewis and Clark, nell’Oregon. Giunta a Washington ventunenne nel 1995 e poi alla Casa Bianca con la raccomandazione di Walter Kaye, amico della madre, assicuratore, miliardario, tra i maggiori finanziatori del partito democratico (650 miliardi di lire). Quando gli uomini dello staff della Casa Bianca si accorsero del suo eccessivo andirivieni negli uffici di Clinton («lo venerava nella camera attigua allo Studio Ovale e quando voleva innalzarsi al suo livello sentiva piegarsi le ginocchia») [1], la spedirono a smistare carte nei sotterranei del Pentagono. Fu lì che conobbe Linda Tripp, 48 anni, divorziata, madre di due ragazze, casa in periferia, dente avvelenato con Clinton dai tempi dello scandalo Whitewater, trasferita al Pentagono perché gli uomini di Clinton la ritenevano poco affidabile. Monica racconta a Linda che con Bill, ”tontolone”, faceva «solo sesso orale, lui preferisce quel modus operandi, perchè così può dire ”non sono mai andato a letto con lei”, sostiene che il sesso orale non costituisce adulterio». [2] Il ”Drudge Report”, sito-spazzatura d’Internet gestito dal giornalista Matt Drudge, notoriamente nemico del presidente, racconta di una registrazione nella quale la Lewinsky si vanta di avere ancora un maglione dell’amante, sporco di sperma presidenziale, e di essersi ripromessa di non lavarlo mai (il procuratore Starr vorrebbe sequestrare il maglione e mettersi alla caccia del Dna di Clinton). [3] Dopo il trasferimento, il presidente non la perse però di vista, e la raccomandò alla Revlon, multinazionale dei cosmetici. La relazione divenne pubblica quando gli avvocati di Paula Jones convocarono Monica per farla testimoniare in Tribunale e dimostrare che Clinton aveva uno zipper problem, cioè un problema con la lampo dei pantaloni. La Lewinsky, che davanti ai giudici aveva smentito le voci sulla sua relazione, è stata poi scoperta, con la collaborazione dell’amica Linda Tripp: costei aveva registrato alcune telefonate particolarmente compromettenti e rivelatrici.