Pierangelo Sapegno, La Stampa, 02/02/1998, 2 febbraio 1998
Allora, uno ritorna all’inizio della storia per cercare di capirle, quelle cose. Riccardo Marchetti è assessore all’urbanistica, oltre che vicesindaco
Allora, uno ritorna all’inizio della storia per cercare di capirle, quelle cose. Riccardo Marchetti è assessore all’urbanistica, oltre che vicesindaco. Particolare non ininfluente, lo capirete alla fine. Ha una storia con la sua impiegata. Forse. A domanda, lui ha sempre risposto: «Sono questioni personali». Sarebbe difficile dargli torto. In un Paese normale. Ma questo è un Paese dove bisogna star attenti alle cose che si fanno: a parole, ci si scandalizza dell’America per il caso Clinton, poi, com’è capitato a Massarosa, se uno appena è sospettato di avere una relazione con una donna, viene invitato ad andarsene, anche e soprattutto dal suo partito. Non succede così per chi è sospettato, ad esempio, di concussione. Il primo ottobre i carabinieri scoprono che da una casa di Lido Camaiore, escono prima lei e dopo due minuti lui. Lei avrebbe dovuto essere in ufficio. «Stavamo svolgendo un’inchiesta sull’assenteismo», dice il maresciallo dei carabinieri. [...] In realtà, pare che quel fatidico mercoledì di ottobre i carabinieri siano arrivati alla palazzina di Lido di Camaiore, su una segnalazione anonima arrivata dal Comune: «Andate lì, che troverete la signora con l’assessore. Lei è registrata sul lavoro». Andarono e trovarono. Da quel momento cominciò il sexygate . Le opposizioni tuonano. Il più accanito è Sisto Dati, leader della lista Caccia pesca e ambiente: «Era lui che doveva controllare ed invece è stato il primo a infrangere le regole». Chiede le dimissioni, parla di scandalo. Risposta di Marchetti: «Delle questioni private, rispondo solo alla mia coscienza». la stessa posizione del sindaco, Guglielmo Da Prato: «Si tratta solo di chiacchiere da bar e sarebbe meglio che se ne parlasse nei bar e non in Consiglio». Invece no. L’opposizione fa battaglia durissima, come se si trattasse di vita o di morte. Sembra uno di quei film di Alvaro Vitali. Va sull’Aventino e promette di ritornare in aula solo quando si discuterà pubblicamente della love story. I carabinieri un giorno sì e un giorno no entrano in Comune per sequestrare dati, documenti, presenze, tutto. Il sindaco cede. Dibattito a porte chiuse. E poi pochi giorni fa arriva uno scarno comunicato del pds: la direzione del partito «... ritiene che sia saggia a questo punto una decisione che veda la remissione delle deleghe e del proprio mandato da parte di Marchetti...». L’assessore, stordito: «In Bulgaria nei tempi d’oro sarebbero stati molto più delicati...». Rassegna le dimissioni: «quel documento mi ha ucciso», dice. Scappa a Cortina, con la famiglia. Scrive: «Esco di scena per questioni di squisita natura personale e non attinenti al mandato conferitomi dai cittadini». Ma come assessore com’era? «Bravo», dice il sindaco. «Molto bravo. Lo chieda a tutti. Forse troppo».