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 1998  febbraio 25 Mercoledì calendario

Da Milano a Parma. Davanti a me, due, lui e lei; molto carini. Studenti d architettura, arguisco dai tubi portadisegni

Da Milano a Parma. Davanti a me, due, lui e lei; molto carini. Studenti d architettura, arguisco dai tubi portadisegni. Quando sono arrivato il petting era già in fase avanzata. Con molta spontaneità e passione, entrambi. Accanto a me, una suora, giovane. Già rigida e raggiante allarme come un ostensorio. Quasi punge a starle vicino. La ragazza lascia cadere un’altra barriera: lui le infila una mano sotto il pullover. La suora s’alza di scatto, si dissolve in una nuvoletta di polvere e incenso. I ragazzi neanche notano, e vanno un po’ avanti. Tuììì... Tuìììì, il telefonino di lui gli vibra tutta la natica sinistra. Si ricompone e cerca di sopprimere l’ansimo: «Sììì?». mamma. Lei, tutta arrossata e bella, cerca invece di trattenere un po’ dell’onda marina che cominciava a travolgerla. Ma è mamma, di lui: «Non passare a prendere la macchina dal carrozziere, ci vado io, che così passo prima a prendere il papà e poi te alla stazione». Segue un mesto «va bene!». Lui stenta un po’ a riprendere lei che pareva ormai abbandonarsi al vâgue-à-l’ame. Ci si rimette d’impegno, un po’ a freddo, e la riporta a sé, e qui ricominciano a perdersi e a cercarsi in due. Tuììììì... Tuììììì... mamma! Contrordine, la macchina passi a prenderla lui... Lui questa volta, eroico, ha sostenuto tutta la telefonata senza mollare la presa raggiunta sulla tetta destra di lei. Rinfila il telefonino sulla chiappa e riaffonda in uno sciaquio di tenerezza che neanche mamma sembra smorzare. Tuììì... Tuììì... « Massimiliano!», dice lui. La chiamata è quella di tipo ontologico: Tu sei lì? Io son qui! Potessimo farla a Dio, sarebbe tutto risolto. Questa volta è lei - e lo dice cogli occhi birboni che le ridono - che non ha mollato una presa. Lui sembra un’anguilla mentre dice a Massimiliano che si vedranno più tardi al Dadaumpa (?). Ripresa e coda con stretta finale, ci si aspetterebbe in termini musicali. E lui e lei, ormai, sembrano avviarsi verso un mutuo dry-fucking, senza più coscienza, come Tristano e Isotta, beati loro!, incuranti del musulmano barbuto con papalina che si è seduto accanto a me a Piacenza, e che dopo averli guardati per un buon dieci minuti, si è coperto la faccia con la sciarpa per non peccare col pensiero. Tuìììììììì... Tuììììì... mamma, di nuovo. La macchina è poi andata a prenderla lei. Siam quasi arrivati. Lei, obliosa, un po’ persa e un po’ incazzata si rinfila maglia e giubbotto. Lui, un po’ vergognoso di doversi alzare in piedi con quella tenda da boyscout che gli si sgonfia davanti, tira giù i tubi coi disegni. Com’è duro il mestiere di guardone nell’era del telefonino!