Gazzetta di Parma, 17/03/1998, 17 marzo 1998
«Signor direttore, mi consenta di rendere pubblica questa lettera che dedico ad una persona molto nota in città: l’’Indossatore”
«Signor direttore, mi consenta di rendere pubblica questa lettera che dedico ad una persona molto nota in città: l’’Indossatore”. «Carissimo, da mesi ormai non La incontravo più per le vie del centro, ma venerdì mattina è successo, finalmente. Dopo aver ammirato il suo stile sempre impeccabile, cravattino a farfalla, monocolo appoggiato sull’occhio destro e bombetta sospesa sui capelli argentei (bombetta d’inverno, panama d’estate, ça va sans dire), la giornata di sole m’è parsa ancor più luminosa. Purtroppo non ho più i miei smaglianti vent’anni e la loro ”bellezza dell’asino” (sì, dell’età), con i miei lucidi capelli lunghi e il make up accurato e così stavolta Lei non mi ha salutato con il Suo abituale inchino da gentiluomo che tanto mi rassicurava poiché il Suo omaggio era come un metro: mi onora del suo interesse, per cui sono carina! No, venerdì indossavo gli anonimi jeans-giaccone-occhiali e capelli un po’ così che abbiamo noi che... siamo state all’asilo a ritirare il bimbo che a settembre andrà già a scuola. Lei mi è passato accanto, io l’ho persino guardata nel monocolo... e invece niente; con passo baldanzoso dei Suoi calzini ciclamino, Lei è svicolato giù per via Basini, altezzosamente impassibile, lasciandomi solo una vaga scia di buon profumo...» (lettera firmata).