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 1998  aprile 24 Venerdì calendario

Era la notte del 24 marzo: uccise due metronotte, ferì Julio Castro alla pancia e a una mano. Oggi, a Lorena dovrebbero far incontrare il rappresentante di La Spezia arrestato dai carabinieri per aver rapinato una prostituta

Era la notte del 24 marzo: uccise due metronotte, ferì Julio Castro alla pancia e a una mano. Oggi, a Lorena dovrebbero far incontrare il rappresentante di La Spezia arrestato dai carabinieri per aver rapinato una prostituta. La polizia giura che non c’entra niente: «Ha sempre avuto i baffi». Se è così, quest’uomo è probabilmente solo un po’ sfortunato, perché s’è ritrovato addosso un mucchio di coincidenze: suo fratello ha un garage e un autonoleggio e ha pure una Mercedes blu scura con le due lettere iniziali della targa quasi uguali a quelle dell’assassino di Novi, lui ha una pistola a tamburo, ha proiettili scamiciati, è alto un metro e 80 come l’uomo dell’identikit, è un tipo molto atletico ed è cintura nera di karaté. Sono particolari che ritornano anche nel racconto di Julio Castro, un racconto fatto di orrori, di memorie confuse, di paure e di silenzi. Forse, non sempre di verità. Il suo mostro è «un tipo glaciale, deciso, professionale». Le mani sono «senza anelli». Gli occhi «cattivi». La sua Mercedes è di quelle quasi nuove, ma del penultimo tipo, senza i fari rotondi. Lui si muove come se fosse il killer di un commando: «Ha aperto la portiera, è sceso verso la Panda, ha la pistola in mano, è tranquillo. Per lui ammazzare è come bere acqua fresca». Così lo ricorda, Julio: « uscito dalla macchina, ha sparato, poi con calma ha spostato la Panda, e li ha finiti. Non ha mai perso la testa. Sempre freddo. Ha sparato un mucchio di colpi, non so quanti. E tutto in pochi secondi. M’è sembrato uno molto agile, allenato». Per questa memoria dice che non riesce più a vivere, per questo ancora adesso ripete: «Ho una paura fottuta. Non esco neanche più di casa per fare la spesa. Da mangiare me lo compra la mia amica. Anche i ”Topolino” mi compra. l’unica cosa che leggo». Parla dal suo rifugio segreto, dove vive con due guardie del corpo. A chi gli chiede cosa ricorda di quella sera, ripete con ossessione: «Il volto di quel pazzo». Dice: «Era impotente». Mancino? «No no, usava la mano destra».