Pierangelo Sapegno, La Stampa, 24/04/1998, 24 aprile 1998
Sulla strada c’era anche Ornella, un altro travestito. La vede salire. La Mercedes blu scuro. C’è qualcosa di strano sul cruscotto, lei lo nota
Sulla strada c’era anche Ornella, un altro travestito. La vede salire. La Mercedes blu scuro. C’è qualcosa di strano sul cruscotto, lei lo nota. Cos’è? «Non ricordo», dice. Lui s’è avvicinato, sembra elegante, ricco. Appena è dentro, le dice: «Andiamo». Passa il cancello bianco, sale il viottolo e si ferma vicino a un albero per impedire a Lorena di aprire la portiera e di scappare. La pistola lei non l’ha ancora vista. Se ne accorge quando le chiede di cominciare il rapporto perché «allarga la giacca, e spunta il calcio da sotto l’ascella». Poi lui la tira fuori e le dice che cosa deve fare. «A quel punto io pensavo solo alle cose che potevo tentare per salvarmi. Mi diceva che dovevo castrarlo». in quel momento che arriva la Panda dei due metronotte. Lui li colpisce con una pioggia di proiettili, sposta la macchina «e poi spara un colpo in testa a ciascuno. Io cercavo di scappare. Lui ha sparato. Mi ha preso nella pancia». Mentre è a terra, l’assassino si avvicina per finirla. La pistola si inceppa. Ma perché a questo punto non l’ha strangolata? «Non lo so. Mi ha dato due colpi in testa con il calcio della pistola. Io mi sono finta morta». Lui è tornato alla Mercedes e se n’è andato via. «Mi sono trascinata fino alla macchina dei metronotte e ho dato l’allarme attraverso la loro radio». C’è stata anche una lotta però, perché sotto le unghie di Lorena sono rimaste tracce dell’assassino.