Pierangelo Sapegno, La Stampa, 24/04/1998, 24 aprile 1998
Briciole di pelle, sangue. L’ha graffiato. Non dice quando. L’assassino s’è portato via il suo cellulare, come ha fatto con le altre prostitute uccise
Briciole di pelle, sangue. L’ha graffiato. Non dice quando. L’assassino s’è portato via il suo cellulare, come ha fatto con le altre prostitute uccise. Un’ora dopo, Lorena lo chiama e al telefonino non risponde nessuno. Suona a vuoto. E la borsa? «Me l’hanno chiesto carabinieri e polizia». Ha detto: l’ho lasciata dove lavoravo. Dietro al guard rail». Loro sono andati, ma non l’hanno più trovata. Dice: «L’avevo detto dall’inizio che era un pazzo, che era sempre lo stesso folle che uccideva le mie colleghe». Dopo, muore Evelyn, e lei lo dice all’avvocato: « lui, ne sono sicura. ancora lui». Muore Kristina, e qualcuno comincia a crederci. Tornano a fargli domande, a interrogarlo. «Mi hanno chiesto se da me veniva spesso qualche poliziotto, o qualche militare. No, mai. Non ho mai visto nessuno di loro». L’altro giorno l’hanno riportato lì, alla Barbellotta, sulla strada delle lucciole, lungo il viottolo che sale alla villa Minerva. Poi le hanno fatto vedere tre facce. Hanno una Mercedes blu scura come quella dell’assassino. «Non sono loro», ha detto. Gli hanno fatto vedere l’identikit corretto da altre testimonianze. «Sì, sembra lui», ha detto. solo un pezzo di carta.