Sara Gandolfi, Corriere della Sera, 20/04/1998, 20 aprile 1998
Lotta violentissima, dove si boxa con i guantoni ma si può (si deve) lanciare attacchi improvvisi da karateka, ginocchiate in faccia e pedate ovunque
Lotta violentissima, dove si boxa con i guantoni ma si può (si deve) lanciare attacchi improvvisi da karateka, ginocchiate in faccia e pedate ovunque. L’’angelo” Parinya ha una specialità: il calcio che si alza fin sopra la testa e poi si abbatte sul collo dell’avversario. « così difficile picchiare uomini belli come i miei rivali - si scusa il gladiatore - Posso abbatterli con facilità ma poi mi viene voglia di abbracciarli e baciarli». Requiem alla mascolinità orientale. Bravino, sì, dicono i critici, ma le sue capacità non spiegano tanto successo, gli organizzatori sfruttano la sua ”diversità” e la curiosità che suscita tra gli spettatori per riempire gli stadi e alimentare il mito. «Non fatevi distrarre dal mio look - replica imperturbabile Parinya - questo sorriso ha già messo al tappeto diciotto uomini». Un metro e settanta per 64 chili di peso, Parinya ha imparato presto a difendere la sua voglia di essere donna. Figlio di contadini del Nord, si infilava fin da piccolo nella camera della sorella per vestire i suoi gioielli e le sue gonne, ma alle fiere di paese il padre lo trascinava a vedere interminabili incontri di pugilato. Una lezione di lotta per lo scolaro deriso dai compagni per i suoi bracciali e il rimmel agli occhi. Adesso arriva felice agli allenamenti, adorno di anelli su tutte le dita, si sofferma allo specchio per una sistemata ai capelli mentre gli altri misurano muscoli e colpi. Nessuno lo prende più in giro. E il trainer lo esalta: «Alcuni lottatori sono bravi solo in uno o due colpi, Parinya ha in mano tutte le tecniche: il calcio, le gomitate, i pugni. il più forte». E la Thailandia si fa perdonare per quei due giovani travestiti, star della pallavolo, che due anni fa vennero esclusi dalla squadra nazionale perché potevano ”rovinare” l’immagine del Paese all’estero.