Paolo Guzzanti, La Stampa, 06/05/1998, 6 maggio 1998
I tre corpi erano vestiti. Rigorosamente vestiti. E non c’erano bicchieri né liquori sulla scena del delitto
I tre corpi erano vestiti. Rigorosamente vestiti. E non c’erano bicchieri né liquori sulla scena del delitto. Soltanto tre poveri corpi fulminati dalla morte e affogati nel sangue. In Vaticano. A tarda sera, durante una tempesta. A pochi metri dal cancello della porta di Sant’Anna. Che gli uccisi fossero vestiti e sobri è stata una delle prime informazioni contenute nei comunicati. Come dire: non profanate queste vittime con sordidi dubbi. Ma Joaquin Navarro, portavoce del Papa, non ha battuto ciglio quando gli è stato chiesto se il presunto assassino suicida, il vicecaporale di 23 anni Cedric Tornay, e Clarys Meza, moglie del comandante delle guardie svizzere e assassinata, fossero amanti. Ha semplicemente risposto di no: «Non lo erano e la cosa non sarebbe stata del resto possibile alla prova dei fatti». La terza vittima, la più importante, come si sa è l’appena nominato comandante della guardia Alois Estermann, 43 anni, che era stato vicecomandante dell’esercito di cento uomini che in alabarda e uniforme michelangiolesca presidiano gli spalti e le porte della Santa Sede dal 1510, quando anche i papi impugnavano la spada e indossavano la corazza.