Paolo Guzzanti, La Stampa, 06/05/1998, 6 maggio 1998
difficile, dannatamente difficile, uccidere e uccidersi con tanta fulminea precisione senza che nessuno resti ferito a rantolare sul pavimento, a strisciare verso un telefono, macché: tutti e tre freddi e secchi all’istante, come in una fotografia
difficile, dannatamente difficile, uccidere e uccidersi con tanta fulminea precisione senza che nessuno resti ferito a rantolare sul pavimento, a strisciare verso un telefono, macché: tutti e tre freddi e secchi all’istante, come in una fotografia. L’opera di un pazzo, ci dicono: un pazzo irato perché non l’avevano incluso fra i premiati. Irato perché tre mesi fa aveva ricevuto una lettera di formale rimprovero scritto avendo passato la notte fuori della caserma, violando i regolamenti. Decisamente un movente assurdo, ridicolo. Ma tuttavia un movente sostenuto da alcune prove: una lettera alla famiglia affidata dal caporale Cedric Tornay ad un commilitone, di cui non è stato diffuso il testo.