Pino Corrias, La Stampa, 26/05/1998, 26 maggio 1998
Qualcosa di simile dev’essere accaduto lì al piano rialzato del quartiere Passo di Rigano, appartamento di mafia con forniture middle class: grande camera da letto, grande televisore, grande frigorifero e perfino cyclette perché lui usciva l’indispensabile, cioè quasi mai, ma si teneva asciutto per i suoi 44 anni e per i 14 di lei, la ragazzina, che non solo gli riempiva la solitudine ma pure gli teneva in ordine la vita, come fanno le mogli standard: ogni giorno la spesa, ogni giorno il bucato, ogni giorno la pasta
Qualcosa di simile dev’essere accaduto lì al piano rialzato del quartiere Passo di Rigano, appartamento di mafia con forniture middle class: grande camera da letto, grande televisore, grande frigorifero e perfino cyclette perché lui usciva l’indispensabile, cioè quasi mai, ma si teneva asciutto per i suoi 44 anni e per i 14 di lei, la ragazzina, che non solo gli riempiva la solitudine ma pure gli teneva in ordine la vita, come fanno le mogli standard: ogni giorno la spesa, ogni giorno il bucato, ogni giorno la pasta. Lei perciò non andava a scuola. Non vedeva coetanei. Non faceva nulla di quello che dovrebbe fare una ragazzina di 14 anni. Nessuno (forse) scoprirà mai se lei sapeva esattamente cosa si portava dentro l’uomo a cui aveva regalato il cuore e l’adolescenza. Se sapeva (per esempio) che due volte Guastella aveva sparato in testa a Marcello Grado e Luigi Vullo sospettati di voler rapire il figlio di Totò Riina. Se sapeva (per esempio) che aveva personalmente strangolato Domingo Buscetta, nipote di don Masino. Se sapeva che avrebbe dovuto uccidere Arnaldo La Barbera, all’epoca questore di Palermo. Che avrebbe dovuto sequestrare il figlio di Pietro Grasso, il procuratore nazionale antimafia. Che insomma, in una ventina d’anni, il suo fidanzato padrone era diventato uno dei boss di quella macchina da guerra, soldi, potere e macelleria, che è Cosa nostra.