Lina Sotis, Corriere della Sera, 11/06/1998, 11 giugno 1998
«In comune avevano Patrizia, ma in aula sono comparsi due uomini diversissimi tra loro. Dopo poche parole si è capito che i due, il falso chic e l’orsetto semplicione, erano diversi fisicamente, ma eticamente uguali
«In comune avevano Patrizia, ma in aula sono comparsi due uomini diversissimi tra loro. Dopo poche parole si è capito che i due, il falso chic e l’orsetto semplicione, erano diversi fisicamente, ma eticamente uguali. Hanno infatti minimizzato e sbriciolato il loro legame con la donna Fidanzati, compagni, amanti? Loro erano amici, solo amici, hanno tenuto a precisare. Dai loro racconti, così diversi eppure così eguali, è emersa una società che trasferisce in Concorde o in yacht, la sua angoscia, dalla città al mare, dal mare ai monti. La società del freddo interiore, abituata a disperdere le proprie energie per ragioni irrilevanti. La società che adora Van Cleef, conosce tutti i periodi di Cartier, come il critico d’arte quelli di Picasso, confonde Dio con Dior ma ha idee chiarissime su Tobago e Sankt Moritz. Andrea Stramazzi, odontoiatra forzista, un po’ gagà, è solo un amico, lo precisa più volte con ostinato rigore. Lui con Patrizia andava ai vernissage o avevano appuntamento alla reception del Four Season o le faceva da chaperon a Parigi o si riposavano, di tanta fatica, alle Mauritius. L’odontoaiatra Stramezzi vuole aiutare la sua amica e Patrizia, l’aiuta moltissimo ma non come pensa [...] Poi ecco Renato Verona. Un’industriale rotondetto, che sicuramente sta comodo nella sua Porsche ma forse stava meno a suo agio sul Creole. Verona parla poco, ma anche lui è solo un amico, anche se ha mandato rose a Patrizia per San Valentino e per la festa della mamma. Rose firmate ”Orsetto” come lei lo chiamava» (Lina Sotis).