Lorenzo Soria, La Stampa, 12/06/1998, 12 giugno 1998
(intervista a Muguette Baudat, 44 anni, madre della Guardia Svizzera Cédric Tornay, il presunto omicida-suicida del Vaticano): Lei dice che Cédric il 4 maggio non era alterato
(intervista a Muguette Baudat, 44 anni, madre della Guardia Svizzera Cédric Tornay, il presunto omicida-suicida del Vaticano): Lei dice che Cédric il 4 maggio non era alterato. Come può affermarlo? «Quella mattina avevamo parlato al telefono, dalle 12 e 35 fino alle 13. Cédric era felice. Sosteneva di aver trovato lavoro in Svizzera, un posto in banca. Sarebbe tornato in giugno. Aveva detto: ”Sono contento perché da Parigi arriva padre Yvan e porta buone notizie”». Chi è padre Yvan? «Non l’avevo mai sentito nominare prima e non conosco il suo cognome. L’ho visto la prima volta il 6 maggio, nella camera ardente in Vaticano. Io ero con la mia amica Cathy. Lui era seduto vicino alla bara di Cédric, piangeva e si lamentava. Me lo hanno indicato come suo padre spirituale. Allora mi sono avvicinata con Cathy. Il padre piangeva a dirotto. Paradossalmente, ho cercato di consolarlo io. Diceva che era tutta colpa sua, che quella sera avrebbe dovuto essere lì per impedire a Cédric di fare quello che aveva fatto. Poi, sempre piangendo, ha detto forte: ”L’hanno assassinato, l’hanno assassinato”». Assassinato? E lei cosa ha fatto? «Gli ho chiesto: ”Chi, chi lo ha assassinato?”. Ma era sconvolto, non rispondeva. Ho cercato di scuoterlo senza riuscirci. A quel punto è stato più forte di me: stavo male, mi sono allontanata. Ci siamo dati appuntamento nei locali della Guardia. E cosa è successo? Dopo qualche ora ci siamo rivisti alla presenza di Cathy. Il prete insisteva nel dire che Cédric era stato ucciso. Sosteneva di averne le prove dentro la borsa: una cartella che non ha mai mollato. Diceva che era in pericolo, che doveva proteggersi per proteggere anche noi». Lo descriva. « francese, sui 35 anni: porta la tonaca, forse è un tradizionalista. Da allora non faccio che pensare alle sue parole». Non ha tentato di chiedergli di più? «Disperatamente, ma senza riuscirci». Ne ha parlato con gli inquirenti del Vaticano? «Sì. Sono stata interrogata il 6 maggio. Ho parlato di padre Yvan e delle sue strane parole. Il giudice del Vaticano ha preso nota, ma più tardi mi ha detto che nessuno sapeva nulla di questo padre Yvan, o Ivano che fosse. strano. Perché io credo che invece sia uno che conta, in Vaticano: conosceva le guardie, tante persone. Noi, per esempio, non avevamo lire, e quel prete ha fatto aprire la banca in Vaticano. Era pomeriggio, era chiusa: ma gli è bastato dire chi era per ottenere che il direttore la riaprisse». I magistrati lo hanno individuato? «Non lo so, ma spero di sì». Cosa conteneva, la sua borsa nera? «Non ne ho idea. Ma da allora non ho fatto che fare collegamenti, ricordare particolari. Mi è venuto in mente quello che mio figlio mi aveva detto in autunno: ”Con due amici sto facendo un’inchiesta sull’Opus Dei nella Guardia”».