Flavio Haver, Corriere della Sera, 31/07/1998, 31 luglio 1998
Ha parlato con altri delle violenze? «Ne ho parlato con i miei fratelli. Non si è salvato nessuno, maschi e femmine
Ha parlato con altri delle violenze? «Ne ho parlato con i miei fratelli. Non si è salvato nessuno, maschi e femmine. E poi a scuola, con la maestra: le ho detto di farmi portare via perché non ce la facevo più a stare a casa. E sono andata in istituto (è stata ospitata in un orfanotrofio, ndr), dove sono stata due anni». Però, è tornata a casa. «Sono stata costretta a tornare, per le minacce che lei mi faceva. Mia madre mi diceva che dovevo tirare fuori mio padre dai ”casini”. E aggiungeva la solita battuta: ”Come ti ho fatto, ti levo dal mondo”». E poi, quando è uscita dall’istituto? «Mi è venuto a prendere lui. E il giorno stesso, mi ha portato in un canale e ha voluto fare gli sporchi comodi suoi un’altra volta. E io sono stata costretta a farlo. Avevo firmato le carte per uscire e nessuno mi poteva riprendere. Io gli ho detto: ”Papà, non mi va di fare queste cose. Perché lo fai?” E lui mi rispose: ”Voglio fare l’amore con te”. Avevo pensato, sperato che fosse cambiato. Invece... Sempre peggio, sempre peggio. Con le minacce, con le botte». Alla fine, ce l’ha fatta a scappare. «Ho trovato la forza. Lui voleva sempre fare quelle cose, mi sono ribellata. E lui ha detto: ”Vai, vai. Tanto la strada buona la trovi”. Ormai, però, eravamo nel ’94... Sono scappata di casa. Ho chiesto a mia madre quarantamila lire. Lei mi ha dato uno schiaffo: sono uscita dalla porta e sono andata in chiesa per farmi dare i soldi e ritornare in istituto». In istituto, di nuovo? «Sì, lì ero felice. Lavavo i piatti, aiutavo in cucina, preparavo i tavoli, pulivo il pavimento nei dormitori... Adesso l’hanno arrestato e io sono libera, libera».