Emanuele Rebuffinbi, Il Mattino, 10/08/1998, 10 agosto 1998
«Il Bobolino è un giardino pubblico e ci andavo tutte le mattine col babbo. Erano i primi anni Trenta e il Bobolino è stato per me un luogo di ”delizie”, di sorprese, di giochi sfrenati, di grandi partite a palla
«Il Bobolino è un giardino pubblico e ci andavo tutte le mattine col babbo. Erano i primi anni Trenta e il Bobolino è stato per me un luogo di ”delizie”, di sorprese, di giochi sfrenati, di grandi partite a palla. Ed è lì che conobbi Aldo, mio marito. Aveva due anni più di me; lui era per Guerra e io per Binda, ma malgrado questa differenza giocammo insieme per alcuni mesi. Poi sparì, perché il babbo di Aldo era stato trasferito in un’altra città. Non ebbi più notizie fino all’università, quando ci ritrovammo per caso. Era l’estate del ’43 e io lo incontrai a Porta Romana. Stava leggendo i dialoghi di Platone. E si cominciò a far sul serio» (Margherita Hack).