Paolo Valentino, Corriere della Sera, 14/08/1998, 14 agosto 1998
La storia d’amore con Visconti, regista e uomo del suo destino, occupa la parte più importante dell’intervista
La storia d’amore con Visconti, regista e uomo del suo destino, occupa la parte più importante dell’intervista. «Lo conobbi a Volterra nel ’64 mentre girava degli esterni. Io ero uno studente di lingue e assistevo alle riprese. Mi vide e cominciò a coprirmi di regali. Ma io all’inizio ho resistito, l’ho considerato un gioco, solo più tardi mi sono innamorato». Berger descrive il regista di Senso come «l’uomo, quello che nel rapporto prendeva sempre l’iniziativa sessuale mentre io facevo la parte della donna riluttante, la diva capricciosa». Visconti «amava i preliminari raffinati. Sotto le sue mani, uno conosceva la pura lussuria». Ma l’attore si lamenta che «lui non fosse mai affettuoso in presenza del personale perché trovava impossibile mostrare in pubblico il nostro matrimonio». La gelosia fu parte integrante del rapporto andato avanti per dodici anni, fino alla morte del regista. Berger ricorda la scenata di Visconti, quando lo sorprese a flirtare al telefono con Rudolf Nureyev, uno dei suoi amanti occasionali: «Tagliò il filo e mi lanciò addosso una lampada». E quella sua, di fronte all’ennesima lettera di Alain Delon che pregava il suo antico méntore di dargli ancora un ruolo in un suo film. «Se giri con quel tipo da marciapiede, ti lascio», urlò Helmut. Berger dice di non avere mai superato il trauma della morte di Visconti: «La tragedia è che sono rimasto vedovo a 32 anni, con Luchino è morta una parte di me stesso, per questo ho tentato il suicidio. Anche se Luchino mi ha anche guastato perché, da ricco aristocratico, non aveva alcun senso del denaro. E anch’io trovavo assolutamente normale farmi fare dieci vestiti o farmi regalare una Maserati invece di mettere dei soldi in banca».