Annalisa Piras, L’Espresso, 03/10/1998, 3 ottobre 1998
Jane, 33 anni, intelligente e in carriera, dirige una società di servizi informatici da lei creata
Jane, 33 anni, intelligente e in carriera, dirige una società di servizi informatici da lei creata. Vive con David, 35 anni, e Rob, 26, anche loro professionisti dell’informatica. A metterci in contatto con Jane è stato il sociologo Kevin Leno che l’aveva intervistata per il suo saggio Breaking the barriers to desire. Jane ci ha raccontato la sua esperienza di ”poliamorosa”. Come e diventata praticante della nuova coppia aperta? «Non sono mai stata gelosa. E ho sempre pensato che sia innaturale dare il proprio amore a una persona sola. Mio padre ha avuto una relazione ventennale con un’altra donna, da cui è nata una figlia. L’ho saputo non molto tempo fa. E ho scoperto pure quanta sofferenza questa storia abbia provocato a mia madre, all’altra donna e alla mia sorellastra. Una tragedia fatta di disonestà, di menzogne e di dolore. Mio padre ha passato metà della sua vita nascondendosi e mentendo sui suoi sentimenti. Io, invece, ho scelto di vivere i miei alla luce del sole». In concreto, come e arrivata a vivere con due uomini? «Per dieci anni ho avuto una relazione più o meno aperta con David. Poi abbiamo conosciuto Rob e dopo un po’ abbiamo deciso di vivere insieme. Dividiamo la casa da cinque anni e siamo molto felici». Sessualmente come funziona? «Siamo assolutamente convenzionali. Non c’è né sesso di gruppo né omosessualità. Viviamo in una casa grande, ognuno ha la sua stanza e i suoi spazi. Un giorno, come capita a tutti, c’è chi ha più voglia di tenerezza e l’altro capisce». Nessun problema di gelosia? «Io sono gelosa della loro amicizia. Sono come fratelli e a volte sono io che mi sento esclusa dalla loro complicità. Le persone dicono di essere gelose, ma non si chiedono perché. Secondo me si è gelosi quando ci si sente inferiori o esclusi. Se si trova il tempo, l’affetto e l’energia per tutti, nessuno è geloso. Certo, non è facile. Occorre un dialogo permanente. Ma ne vale la pena». E se ci fosse un’altra donna? «C’è stata. Una ragazza che ci piaceva molto. Ma non è durata molto. Io sarei contenta se ci fosse un’altra. Certo, se ci fosse un’altra donna e io non lo sapessi, o se loro si dimenticassero di me per lei, anch’io, è ovvio, diventerei pazza di gelosia. Ma finché c’è il rispetto e l’affetto reciproco questo non accade». In che cosa pensa che il poliamore sia diverso dalle comuni o dall’amore libero degli anni Sessanta? «All’epoca ero una bambina. Ma mi sembra che allora ci fosse un malinteso sulla concezione di amore libero inteso come promisciutà e sesso casuale. E per questo che non ha funzionato. Per noi si tratta di un profondo e serio rapporto d’amore con un mutuo accordo pensato e alimentato ogni giorno. C’è una consapevolezza diversa. Conosco molta gente che vive da ”poly”. E si sta cominciando a discuterne sempre più in giro, soprattutto su Internet. Se ci fosse maggiore informazione, molte persone troverebbero il modo di risolvere felicemente situazioni personali molto difficili e sofferte».