Fabio Andriola, Il Borghese, 17/09/1998., 17 settembre 1998
Adolf Hitler, secondo qualcuno impotente per i postumi di una tubercolosi giovanile (o per una forma di sifilide, o per un complesso d’inferiorità causato dalla mancanza di un testicolo), secondo qualcun altro omosessuale (come molti gerarchi del regime nazista) aveva una sessualità contorta: odiava la posizione del missionario, praticava di rado la penetrazione, costringeva le donne con cui faceva sesso ad ”atti immondi”, tanto che qualcuna poi si suicidò (Renate Müller prima di gettarsi dalla finestra: « un essere immondo, un depravato della peggiore specie»)
Adolf Hitler, secondo qualcuno impotente per i postumi di una tubercolosi giovanile (o per una forma di sifilide, o per un complesso d’inferiorità causato dalla mancanza di un testicolo), secondo qualcun altro omosessuale (come molti gerarchi del regime nazista) aveva una sessualità contorta: odiava la posizione del missionario, praticava di rado la penetrazione, costringeva le donne con cui faceva sesso ad ”atti immondi”, tanto che qualcuna poi si suicidò (Renate Müller prima di gettarsi dalla finestra: « un essere immondo, un depravato della peggiore specie»). Eccitato dalla giovane nipote Geli Raubal, che morì per un colpo di pistola nella sua casa di Monaco (aveva ventitré anni, non è certo che fu un suicidio), «La faceva svestire. Poi si stendeva sul pavimento. Lei doveva quindi accucciarsi sulla sua testa in modo che lui potesse osservarla da vicino, e questo lo eccitava moltissimo. Quando l’eccitazione raggiungeva il massimo, Hitler le chiedeva di urinare su di lui, e anche questo gli dava piacere sessuale. Geli diceva che tutta la cosa era estremamente disgustosa per lei, e che non la gratificava affatto» (da una testimonianza di Otto Strasser, ex camerata delle SS che annotò le confessioni della ragazza). Unica donna che riuscì a instaurare un rapporto stabile col Führer: Eva Braun. Si conobbero nel 1929 in uno studio fotografico dove lei faceva la modella, il loro matrimonio, celebrato il 29 aprile del 1945, durò 24 ore: si suicidarono nel bunker di Berlino il giorno dopo. Sempre separati in pubblico, sempre insieme in privato (tranne che la notte), dormivano in camere separate con spogliatoio comune. Eva, stanca perché tenuta in disparte, tentò il suicidio due volte, nel ’32 e nel ’35, poi iniziò a bere.