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 1998  settembre 23 Mercoledì calendario

Loro hanno fatto la donazione degli organi della figlia, hanno dato agli inquirenti tutta la loro fiducia, non hanno mai pronunciato parole di odio ispirate dal desiderio di vendetta

Loro hanno fatto la donazione degli organi della figlia, hanno dato agli inquirenti tutta la loro fiducia, non hanno mai pronunciato parole di odio ispirate dal desiderio di vendetta. Un esempio di civile e dolente testimonianza. Che adesso si misura con i complicati rituali della giustizia. «Ci sono tante cose che non capisco - osserva Donato Russo -. Ad esempio, perché l’imputato non presta giuramento? Perché può dire oggi questo e domani quello? E perché il teste viene invece martellato sulle sue dichiarazioni come se fosse un imputato?». Il giovane che forse è un suo ex allievo insiste: «E, allora, perché uno degli inquirenti ha detto che loro non daranno nessuna collaborazione alla difesa? Un processo non è il luogo dove si cerca la verità anzitutto? La verità non è l’obiettivo da raggiungere?». La madre di Marta Russo si allontana per tornare al suo posto. Il padre replica: «La collaborazione si può dare quando ciascuno assolve ai propri compiti con correttezza, rispettando quanto gli altri fanno. Qui non è successo. La difesa ha rotto lo spirito di collaborazione. Guardi cosa è successo con il famoso video. Loro se ne sono impossessati e ne hanno diffuso un brano soltanto. Una frase estrapolata da un articolo, da un libro, può tradire il senso dell’articolo, del libro. Se io prendo un provvedimento di espulsione dall’aula di un alunno vengo condannato da chi non conosce, e non vuole conoscere, tutti i precedenti di quell’alunno. Adesso il video arriva a tutti. Tutti possono giudicare. Le reazioni dettate dall’emotività e non dalla conoscenza non sono un bene. Per la difesa questo video può diventare un boomerang».