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 1998  ottobre 02 Venerdì calendario

Io sono un cliente abituale di prostitute di tutte le nazionalità e colori. Sono il famoso ”cliente” di cui tutti parlano senza averlo mai visto

Io sono un cliente abituale di prostitute di tutte le nazionalità e colori. Sono il famoso ”cliente” di cui tutti parlano senza averlo mai visto. Ho 30 anni, un buon impiego, dicono che sono abbastanza piacente, non sono né fidanzato né sposato e spendo i miei soldi con queste signorine per il motivo semplice, lampante, evidente davanti agli occhi di tutti eppure sempre negato, che il rapporto qualità/prezzo da loro offerto è decisamente migliore di quello delle donne ”normali”. Mi spiega perché dovrei perdere il mio tempo e il mio denaro per corteggiare una mezza ”ciospa” che crede di essere Laura Antonelli, capace nel 90% dei casi soltanto di parlare di Leonardo Di Caprio e di vestirsi come un mignottone (scusi l’espressione) salvo poi scoprire che a letto è un’inibita totale, piena di frustrazioni, complessi, tabù? La verità è questa: oggi corteggiare una donna ”normale” costa tantissimo, sia in termini di soldi che di stress e non c’è neanche la garanzia del risultato sicuro! Per di più, da qualche tempo a questa parte, le donne, fagocitate da un’industria pubblicitaria a dir poco diabolica, si sono fatte sempre più preziose e si sono inacidite come non mai, con il risultato che respingono ogni eventuale ”pretendente” e rimangono sempre da sole in compagnia di tre o quattro amiche più frustrate di loro. Perché nel frattempo gli uomini si organizzano e comprano l’amore che bellissime donne offrono per modico prezzo agli angoli delle strade. Ho parlato di amore e non di sesso perché la ”lucciola” spesso, quando si rende conto di avere a che fare con una persona per bene, gentile, discreta e rispettosa, sa dare anche quello e non perché viene pagata. Le donne ”normali” invece non lo sanno dare più neanche se coperte d’oro. Vuole sapere se ci penso al fatto che le prostitute sono sfruttate? E io vorrei sapere quante persone, quando comprano una maglietta o un pallone pensano ai bambini cinesi o pakistani che ci hanno lavorato come schiavi per farlo (Lettera di Andrea - Milano - a Natalia Aspesi).