Renato Farina, Il Giornale, 08/10/1998, 8 ottobre 1998
Zorro, alias Simeone, è stato ucciso nella notte tra il 19 e il 20 luglio in una pineta dentro una capanna
Zorro, alias Simeone, è stato ucciso nella notte tra il 19 e il 20 luglio in una pineta dentro una capanna. Stava a trecento metri da casa (casa?), a cento metri da un commissariato di polizia, a un milione di chilometri dalla vita ingenua che noi immaginiamo per i nostri figli (ma esiste?). In prigione per omicidio e violenze sessuali è finito dopo due giorni di indagini Vincenzo F., un vicino di casa (casa?), 59 anni, insieme con il figlio Claudio di 35. Ha assistito al delitto l’amichetto di Simeone, che si chiama Danilo, ha 11 anni. Prima si è addossato il delitto, poi ha accusato il padre. Ora se ne sta in un istituto. Dicono che non chiede mai della mamma e del papà. Di dodici fratelli, tre sono morti piccini. Quattro o cinque dei sopravvissuti se ne sono andati (...) dalla famiglia (famiglia?) accusando il padre di averli violentati. Maschi e femmine non importa, Vincenzo sapeva quel che faceva: ma non c’erano prove. La mamma Bruna negava. Archiviazione. Bruna adesso per paura di vendette se ne sta sotto protezione in un luogo sconosciuto. In quella casa non ci può più mettere piede. Quale casa? La stessa della famiglia Nardacci, una palazzina più in là. Ci si può andare? No che non si può.