Renato Farina, Il Giornale, 08/10/1998, 8 ottobre 1998
Questo è il resoconto di un’inchiesta impossibile, ma ci abbiamo provato lo stesso: il nido del delitto da cui si sono mossi gli assassini è impenetrabile, custodito da un esercito senza divisa ma molto efficiente
Questo è il resoconto di un’inchiesta impossibile, ma ci abbiamo provato lo stesso: il nido del delitto da cui si sono mossi gli assassini è impenetrabile, custodito da un esercito senza divisa ma molto efficiente. C’è uno Stato nello Stato a Ostia. Sull’Atlante non c’è. Hanno un parlamento, un capo di stato che è una donna e si chiama Elena. Il territorio è composto di un immenso cortile sterrato. Vi sorgono tre palazzi di sette piani più uno di quattro (quest’ultimo disabitato). Si dice: «Okkupati». 220 famiglie, numero di abitanti imprecisato. Chi dice mille e duecento, altri sostengono quasi duemila. Sono rappresentate 30 etnie, compresa quella italiana. Noi non abbiamo il passaporto per entrare lì, alla ”Federimmobiliare”. C’è un servizio di ronde, i giornalisti sono avvisati: non si entra, ci sono pietre per loro. La polizia e i carabinieri, quando arrivano in forze, sono rispettati. Ma com’è possibile che esista una faccenda così? Ci sono molti bambini lì dentro. Uno di loro è stato ucciso. Altri sono stati oggetto di cattive attenzioni. Il ghetto spaventoso ci guarda che guardiamo. Meglio sloggiare. Ci sono auto, antenne paraboliche per captare tivù via satellite. Dicono ci sia una biblioteca.