Giorgio Soavi, Corriere della Sera, 06/10/1998, 6 ottobre 1998
Qualche tempo fa Giorgio Armani invitò Dario Argento, e me, a una sua sfilata in quel meraviglioso ampio teatro che sta nel suo palazzo di via Borgonuovo a Milano
Qualche tempo fa Giorgio Armani invitò Dario Argento, e me, a una sua sfilata in quel meraviglioso ampio teatro che sta nel suo palazzo di via Borgonuovo a Milano. La sera della sfilata Dario Argento stava seduto accanto a me e, ad un certo momento, poiché stavamo proprio sotto la pedana sulla quale sfilavano le belle ragazze vestite o svestite nel modo eletto in cui le sistemano i creatori di quei vestiti, Argento sussurrò: noi siamo proprio degli impotenti. Tutta questa bellezza. troppa. Se ci andasse bene, ma proprio se fossimo in una condizione di grande forma, ce ne potremmo fare una, massimo due. E le altre? La scure dell’impotenza veniva avanti verso di noi, poveracci, con una sicurezza che ci mise knock out. La sfilata andava avanti per conto suo e noi guardavamo, atterriti, tutte quelle ragazze che sapevano molto bene sfilare per Dario Argento, il quale avrebbe dovuto scegliere certi vestiti di Armani per un film. Dopo quella sua affermazione, infatti, a me vennero in mente tante cose fatte apposta per abbattermi, come quella frase che una volta mi disse Alberto Giacometti quando trovò, nella mia casa in via S. Andrea 5 a Milano, una rivista di moda.