Mauro Covacich, Panorama, 22/10/1998, 22 ottobre 1998
Brutta storia, eh? Ti avevano quasi convinto che si rifacevano una vita e adesso li vedi di nuovo scorrazzare su una macchina rubata, e senza neanche più lo sfondo avventuroso del viaggio all’estero
Brutta storia, eh? Ti avevano quasi convinto che si rifacevano una vita e adesso li vedi di nuovo scorrazzare su una macchina rubata, e senza neanche più lo sfondo avventuroso del viaggio all’estero. Vedi tutta la stanchezza e lo smarrimento e la solitudine di questa coppia sgangherata: il pilota di autoscontro alla guida, la vigilessa senza stivali sul sedile accanto; non occorre che ti dica che la loro latitanza «on the road» per l’hinterland milanese ha il fiato corto. La mattina del 26 agosto nell’area di servizio di Caponago, sull’autostrada Milano-Venezia, una pattuglia della polizia di Seriate è attirata dalle strane esitazioni, chissà se dovute alla tensione o all’imperizia, con cui una Uno si avvicina alle pompe di benzina. La fermano un po’ per noia, un po’ per curiosità. Sulle prime Sara e Pierluigi provano la farsa del no intendo, me straniero, già collaudata alle dogane svizzere e francesi. Lei esibisce la fotocopia del passaporto di una sua amica di Innsbruck. Ma l’azzardo non paga più, o almeno non paga quando sei stanco e hai paura e il bluff del sorriso finto non ti riesce. La fine la sai già: Sara e Pierluigi finiscono tutti e due in carcere, a Monza. La faglia della Legge si è stretta di colpo e loro ci sono rimasti incastrati. Legge batte Desiderio uno a zero. A te non capiterà mai: è questo che pensi? Attenzione, il cubetto di porfido può arrivare quando meno te lo aspetti. Per cui ti conviene rinforzare le pareti dell’igloo. Oppure preparati a nuotare.