Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 1998  ottobre 24 Sabato calendario

Roma. Il tunnel che conduce da via Flaminia a Labaro in direzione Roma è il tavolo di gioco truccato dove un ragazzo di 17 anni, J

Roma. Il tunnel che conduce da via Flaminia a Labaro in direzione Roma è il tavolo di gioco truccato dove un ragazzo di 17 anni, J.S., mette a rischio la sua vita. l’ ultimo, i suoi amici sono già passati e lo aspettano alla fine della galleria. Capelli rasati, giubotto di pelle, motore caldo, accelleratore al massimo. Un breve lancio e giù nel buio del tunnel. La prova di coraggio, così spiegherà, quando disteso sull’ asfalto non sentirà più le gambe, consiste nel percorrere il tunnel contromano. La galleria è pericolosa, perché le auto viaggiano a forte velocità. J.S. sa che non può sfidare due volte la sorte, per questo percorre nella direzione opposta le curve cieche sulla corsia di emergenza. Secondo il ragazzo la stretta striscia di asfalto delimitata dalla linea gialla lo tiene al riparo dagli incidenti. La prova di coraggio è quasi al traguardo. La manetta dell’ accelleratore è al massimo. Le vetture che lo incrociano suonano il clacson, lampeggiano gli abbaglianti, frenano. Più volte si sfiora la tragedia. La luce oltre il tunnel è ancora un punto bianco, mancano poche curve. Su una delle ultime il motorino supera la linea gialla, quanto basta per urtare un’automobile di striscio. La macchina, per fortuna, non viaggia a forte velocità, ma l’urto con il motorino è inevitabile. J.S. viene catapultato sull’ asfalto come una palla da biliardo per più di dieci metri. Il traffico si ferma. Qualcuno chiama i soccorsi con il cellulare. Gli automobilisti con il cuore in gola si chinano sul ragazzo. Temono sia morto, ma un rantolo di dolore esclude questa possibilità. J.S. non sente più le gambe, ha dolori alla testa, freddo, paura, perde sangue. «Perché? Perché? Ma cosa hai fatto?», gli chiedono. «Io ... non ... i miei amici ...chiamate i miei amici. Sono passati? Sono pass... era una prova di coraggio». Questo riesce a dire J.S. agli increduli soccoritori. «Zitto, zitto, non parlare, stai calmo. Ora arriva l’ ambulanza». Il ferito viene trasportato all’ ospedale Villa S. Pietro dove i medici lo sottopongono a intervento chirurgico per ridurre le numerose fratture alle gambe. Ha un trauma cranico. molto grave. Eppure continua a ripetere la sua assurda storia, chiede ancora dei suoi amici e ripete: «Era una prova di coraggio». Il suo giubbotto è abraso dalla lunga strisciata sull’ asfalto. Il motorino è lì nel tunnel, un ammasso di lamiere utile ormai solo a fare da punto di riferimento per i rilievi dei vigili urbani e della polizia. Il proprietario della vettura coinvolta nell’incidente non sa darsi pace. un uomo tranquillo, per lui il coraggio è un altra cosa.