Natalia Aspesi, La Repubblica, 20/10/1998, 20 ottobre 1998
Al massimo, la seduzione si è rifugiata, inconsistente e bugiarda, nella moda, è diventata oggetto e merce
Al massimo, la seduzione si è rifugiata, inconsistente e bugiarda, nella moda, è diventata oggetto e merce. Infatti si sono accaniti su questo concetto astratto gli stilisti francesi delle recenti sfilate, che per la maggior parte hanno idee fumose sulla donna, impersonata quasi sempre dai fuggevoli ricordi di un cappellino con veletta di mamma, di un biancore di coscia tra sottoveste e calze tenute su dall’elastico di una zia spiata nell’infanzia. Proponendo instancabilmente lascivia, sensualità, moda erogena, desiderabilità, sporcaccionaggine, puttanismo, nudo di sera e di mattina, come se le donne dovessero vestirsi solo per fare l’amore senza un attimo di tregua, azzerano completamente l’idea di seduzione, rendono ancora più profondo il sonno del bell’addormentato: adattandosi così alla fine anche la moda ai nuovi tempi verginali.