Aldo De Luca, Il Messaggero, 04/11/1998, 4 novembre 1998
E spero per lei, andò bene... «No, anche se sembra una barzelletta. Mi operano, mi imbottiscono di medicine, per un mese non ho avuto erezioni
E spero per lei, andò bene... «No, anche se sembra una barzelletta. Mi operano, mi imbottiscono di medicine, per un mese non ho avuto erezioni...». Sarà stata una vera tragedia, immagino... «Tragedia è poco... ma non è finita qui. Dopo l’operazione mi mandano a casa e siccome io in quel periodo stavo a Pescara dai miei genitori, il medico mi consiglia di metterci sopra del ghiaccio durante il viaggio in macchina, per non farlo gonfiare, mi spiegò. E così feci... ma quando arrivo a Pescara scopro che il ghiaccio si era completamente saldato alla pelle! Torno d’urgenza a Roma, il medico quando mi vede fa: oh, noo! Ti avrei dovuto dire di non mettere il ghiaccio a contatto con la pelle, dovevi prima avvolgerlo nella garza...». E allora, che succede? «Il medico stacca il ghiaccio, ma sotto era tutto gravemente ustionato! Terribile, ero distrutto, un uomo finito... qua me lo tagliano, ho pensato. Il medico era preoccupato, temeva l’infezione. Mi disse: «Rocco, il problema è la pelle, quella del pene è speciale, non si può trapiantare da altre parti del corpo, dobbiamo prenderla dal pene di un cadavere...». Fu un trauma, credo...«Mamma mia! Io che per cinque ore al giorno ci lavoro, sapere di avercelo con la pelle di un morto, psicologicamente era devastante, un’idea insopportabile». Però, poi ... «Grazie a Dio mi guarì con le cure. Ora è meglio di prima...». Ma proprio perché ci lavora, se fosse indispensabile, Rocco Siffredi lo farebbe il trapianto? «Devo dire la verità: no, non lo farei, e proprio perché ci lavoro. Piuttosto cambio mestiere, vado a fare il cameriere: ma non mi faccio mettere il coso di un altro... Per me la sessualità è troppo importante».