Marisa Ranieri Panetta, LíEspresso, 12/11/1998, 12 novembre 1998
Nell’antica Roma l’adulterio femminile era punito con la morte. Solo con Augusto (perché vi era coinvolta la dissoluta figlia Giulia) la punizione fu commutata nell’esilio perpetuo in un’isola sperduta
Nell’antica Roma l’adulterio femminile era punito con la morte. Solo con Augusto (perché vi era coinvolta la dissoluta figlia Giulia) la punizione fu commutata nell’esilio perpetuo in un’isola sperduta. La decisione per aborto e divorzio spettava al marito che, in caso di separazione, teneva i figli con sé. Si usavano vari tipi di contraccettivi e si tradiva e abortiva con facilità. Secondo il filosofo Favorino le donne ricorrevano all’aborto «per non sfasciarsi il ventre con tante gravidanze». Tra le prostitute, chiamate ”lupae”, c’erano le passeggiatrici (’ambulatrices”), quelle che lavoravano sotto i ponti (’fornicatrices”), quelle che si aggiravano fra i sepolcri (’sustuarie”), e le lucciole (’noctilucae”) che esercitavano di notte. I bordelli (’lupanar”) di Pompei, locali con poca luce, privi di riservatezza e sufficienti appena a contenere un letto in muratura, all’epoca ricoperto da un materasso e da cuscini, hanno conservato alcuni commenti scritti dei clienti: apprezzamenti sulle ragazze, somme riscosse (due assi la cifra ricorrente), delusioni sulle prestazioni offerte: «Qui Messius non ha fottuto».