Tommaso Pellizzari, Sette, 03/12/1998., 3 dicembre 1998
«La sera del 6 gennaio di quest’anno Elia Del Grande, 22 anni, esce a cena con i genitori Enea e Alida e con il fratello Enrico, 27 anni
«La sera del 6 gennaio di quest’anno Elia Del Grande, 22 anni, esce a cena con i genitori Enea e Alida e con il fratello Enrico, 27 anni. Litigano, perché Elia avrebbe deciso di trasferirsi da Cadrezzate, in provincia di Varese, a Santo Domingo per aprire un locale notturno ma la famiglia è contraria e non ha nessuna intenzione di dargli i soldi. Elia insiste, anche perché a Santo Domingo lui ha una fidanzata, Raiza, di cui è molto innamorato. ”Me lo impedivano e poi, sempre parlare male di lei, di Raiza e delle persone che non sopportavano, come ieri sera a cena. Eravamo a cena e sempre a sparlare dietro, di qui e di là e ”te la facciamo arrestare”, ”sta attento”, ”è negra”, ”è povera”, ”cosa ti può dare”» [...] «Il suo arresto il 7 gennaio in Svizzera, mentre cercava di andare a prendere un aereo per Santo Domingo. Poche ore prima, Elia aveva ucciso a fucilate i suoi famigliari. ”Non è stato un gesto premeditato. Ho deciso di uccidere questa notte per la rabbia e l’odio che avevo nei loro confronti dopo che ieri sera vi era stata l’ennesima discussione perché loro rifiutavano la mia ragazza” » [...] «Elia era un bambino violento: ”A scuola ho puntato un coltello alla gola di un compagno e ho dato una bastonata in testa a un altro. Ero alle elementari. Sono stato il primo alunno sospeso”. Crescendo non cambiò poi molto, visto che teneva in casa una collezione di coltelli: ”Ne avevo trecento e più, presi in ogni parte dove si andava, ordinati per grandezza dal più piccolo al più grande, fino alla scimitarra” [...] Poi, tra il 1994 e il 1995 andò a fare il militare. Si beccò 35 giorni di cella di rigore per avere sottratto una pistola e, poiché non sapeva che i giorni di punizione non vengono calcolati, il giorno del suo presunto congedo scoprì che gli restavano ancora 35 giorni di naja. La cosa lo sconvolse al punto che il 3 luglio 1995, uscito finalmente di caserma, prese un taxi a Sesto Calende per farsi portare fino a Cadrezzate. Ma all’improvviso e senza motivo saltò addosso al taxista colpendolo con pugni e calci e poi lo accoltellò a una mano. I genitori, a questo punto, spedirono Elia alle Betulle, la clinica di Appiano Gentile molto nota nel Nord Italia per la cura di malesseri psicologici di ogni tipo. Elia vi rimane per una settimana, tra il 10 e il 17 luglio [...] Alcuni pazienti avvertirono i medici che Elia Del Grande aveva rubato un coltello e andava in giro a dire che non poteva restare a lungo senza armi [...] Ma il signor Enea che già aveva tacitato con qualche milione il taxista accoltellato rispose che il ragazzo si sarebbe sistemato, bastava che andasse a lavorare [...].