Gabriella Bosco, La Stampa, 21/12/1998., 21 dicembre 1998
Nel libro di Maria Concetta Sala Piccola cara... Lettere alle allieve, il carteggio dal ’31 al ’38 tra la filosofa Simone Weil e alcune studentesse di liceo, di pochi anni più giovani di lei: «Si metta in testa una volta per tutte che penso spesso a lei e con affetto
Nel libro di Maria Concetta Sala Piccola cara... Lettere alle allieve, il carteggio dal ’31 al ’38 tra la filosofa Simone Weil e alcune studentesse di liceo, di pochi anni più giovani di lei: «Si metta in testa una volta per tutte che penso spesso a lei e con affetto. Almeno riguardo a questo, smetterà di tormentarsi. Quando le parlo con tono severo, mi intenda, non è un segno di disprezzo; al contrario, è un segno di interesse nei suoi confronti... le voglio bene»; «Se in qualche modo ho sempre mantenuto le distanze con lei, è perché penso che l’intimità tra un’insegnante e una studentessa non è una cosa buona per diverse ragioni». A Huguette Baur, 15 anni, che si lamentava per non aver ricevuto per lungo tempo sue lettere: «Sappia che se pensa a me solo per tormentarsi, il suo sentimento è puramente egoistico e non ha alcun valore. Quando si amano gli altri di per sé, si è sempre felici di sapere che essi esistono. Potrebbe godersi la vita meglio se fosse capace di dimenticare se stessa». A Simone Gibert, che le chiedeva consigli su una faccenda sentimentale: «Posso dirle che alla sua stessa età, e anche dopo, quando ho avuto la tentazione di cercare, di conoscere l’amore, l’ho respinta [...] La mia conclusione non è che si debba fuggire l’amore, ma che non bisogna cercarlo, e soprattutto quando si è molto giovani. meglio allora, credo, non incontrarlo».