Jean-FranÁois Kervan, Corriere della Sera, 16/01/1999., 16 gennaio 1999
Marguerite Duras e il suo ultimo compagno, lo scrittore Yann Andréa, si conobbero il 28 agosto 1980
Marguerite Duras e il suo ultimo compagno, lo scrittore Yann Andréa, si conobbero il 28 agosto 1980. Lei aveva 66 anni, lui, allora studente di filosofia, 27: «Dovevamo vederci per un’ora nella sua casa di Trouville, in Normandia. Marguerite stava scrivendo un articolo per ”Libération”. D’un tratto mi disse: ”Resti a dormire qui. Non vada a buttare i soldi in un albergo”. Da allora rimasi con lei». Vissero insieme per sedici anni, fino alla morte della scrittrice (era il 3 marzo 1996). Quando la Duras lavorava, Yann Andréa la ascoltava, leggeva i suoi testi. «Ero il servitore. Per ogni cosa, per le spese, l’automobile, la sua stanza... Marguerite era qualcosa di più di una scrittrice. Viveva in un disordine totale, ossessionata dalla propria morte. Ma nella confusione apparente che regnava alla fine della sua vita, quando dettava non si lasciava sfuggire una virgola. La scrittura bloccava il disordine. Durava poco, ma era fantastico». Talvolta la Duras e il suo compagno bevevano troppo. Un giorno Andréa annotò i deliri da ubriaca di lei e quando la vide sobria glieli fece leggere: «Ma va benissimo quello che dico, Yann, bisogna che lei ne tragga un libro». I due litigavano di continuo, lei diceva di amarlo, di desiderarlo, ma lui era attratto dagli uomini: «Voleva tutto, anche il mio corpo... Bisognava fare l’amore. Il non-rapporto uomo donna lo viveva con passione, anche con fatica, perché sapeva che era un fallimento. Però, tentava qualcosa». Yann, che spesso pensava al suicidio, racconta che si tennero in vita a vicenda: «C’era una certa uguaglianza tra noi. E c’era la commedia della vita, dell’estate, la finzione del grande amore... Quando minacciavo di andarmene, mi diceva: ”Yann, lei vive con una donna formidabile, in un bell’appartamento di Saint-Germain-des-Près, nel quartiere più elegante di Parigi. E dove se ne vuole andare? Vedrà che presto sarà di ritorno. Infatti, dopo tre giorni tornavo. Sentivo la mancanza della sua risata, dei suoi furori, dei suoi silenzi». Durante la malattia della scrittrice, Andréa le rimase sempre accanto. Dopo la sua morte, visse tre anni di disperazione: «L’agonia di Marguerite m’aveva portato a una specie di esaltazione. Poi, quindici giorni dopo la sua morte, sono sceso nel buco nero insieme a lei. Mi sentivo colpevole d’essere vivo... Il giorno in cui ha capito che la morte stava per arrivare, vi si è dedicata completamente. Non l’accettava, voleva vivere... La notte accendeva tutte le lampade e attraversava l’appartamento per venire a sedersi sul mio letto. ”Un po’ di conversazione non fa male”, diceva... Verso le sei del mattino dicevo che avevo voglia di dormire. E lei sbatteva la porta urlando: ”Ne ho abbastanza di vivere con un pensionato, è giunto il momento di cambiare uomo!”. Un’energia e una finzione incredibili e un magnifico, adorabile pensiero: farmi credere che era eterna per evitarmi il futuro dispiacereª