Dorothy Rabinowitz, The Wall Street Journal Europe, 22/02/1999., 22 febbraio 1999
Erano in camera da non più di cinque minuti, racconta la Broaddrick, e stavano affacciati a guardare l’ Arkansas River, quando lui le andò vicino
Erano in camera da non più di cinque minuti, racconta la Broaddrick, e stavano affacciati a guardare l’ Arkansas River, quando lui le andò vicino. Clinton le indicò una vecchia prigione, dicendo che appena fosse diventato governatore l’avrebbe ristrutturata (in seguito l’edificio fu demolito, ma la Nbc, nelle sue ricerche, provò che al tempo quella prigione esisteva davvero). La conversazione non indugiò a lungo sui progetti di riforma sociale del candidato. Perché, come racconta la signora Broaddrick, lui la abbracciò, facendola sobbalzare. «Mi disse: siamo sposati tutti e due», ricorda la signora. « vero», gli rispose lei, ma per fargli capire che non aveva interessi di quel tipo, aggiunse di essere molto innamorata di un altro uomo: si riferiva a David Broaddrick, che due anni dopo sarebbe diventato suo marito. L’argomentazione non persuase Mr. Clinton, che, racconta lei, la sbattè sul letto, la strinse con forza e le morse le labbra. Anche la penetrazione fu dolorosa, per via della sua rigidità e dei suoi tentativi di resistenza. Quando tutto fu finito, lui la guardò e le disse di non preoccuparsi: era sterile, da piccolo aveva avuto gli orecchioni. «Come se nella mia mente ci fosse quel pensiero. Io non pensavo alla gravidanza, non pensavo a nulla. Ero come paralizzata e avevo cominciato a piangere». Quando arrivò alla porta, lui si girò verso di lei: «Quello che non riesco a cancellare dalla mia mente, è il modo in cui si infilò gli occhiali da sole. Poi mi guardò e mi disse: dovresti metterci del ghiaccio. E se ne andò».