Marco Gregoretti, Panorama, 18/03/1999, 18 marzo 1999
Alle 17 del 26 febbraio i poliziotti del commissariato Garibaldi hanno bussato alla sua porta, proprio mentre un amico se ne stava andando
Alle 17 del 26 febbraio i poliziotti del commissariato Garibaldi hanno bussato alla sua porta, proprio mentre un amico se ne stava andando. Una telefonata anonima li aveva informati che nella sua elegante abitazione avrebbero trovato droga e prove di quei party con personaggi famosi. Infatti gli agenti le hanno sequestrato 26 grammi di cocaina, che poi si sarebbe rivelata non sua ma di un uomo che l’aveva pregata di buttarla via, un mazzo di fotografie, «comprese quelle che tenevo in quelle tre cornici» dice indicando il tavolino vicino al divano di velluto rosso scuro. Il piatto forte, ora nelle mani della procura della Repubblica, è l’agendina: «Una sola» dice Lara «e non due e di pelle nera, come avevano sostenuto i poliziotti. Ci sono i nomi e i numeri di telefono dei miei amici. Chi? Calciatori, cantanti, attori, professiori, imprenditori e...». E? «Giornalisti. Ma sono solo persone che conosco. Non c’è altro, lo giuro. Sono una ragazza normale che fa una vita normale». Niente sesso, droga e rock and roll, dunque? Mai un’orgetta? «Che c’entra, non sono domande che si fanno. Ammetto che qualche volta ho sniffato. E ammetto anche che ho un punto debole: gli uomini. Anzi, gli uomini italiani. Mi piacciono affascinanti e intelligenti, come gli imprenditori. Che sono i più sicuri di sé e non cercano la fama. Ma non faccio l’amore a pagamento». E tutti quei soldi in contanti e in assegni che le hanno trovato in casa? «Che c’è di male se un amico mi vuole aiutare? Se mi fa un assegno da 100 milioni non è certo per un rapporto. No, quello è un mio amico di 42 anni, celibe, senza figli, molto noto nel suo campo. Dice di amarmi e di volermi sposare. Ma io non sono sicura di amarlo e quindi me ne sto a casa mia. Pensa a tutto lui, compreso l’affitto».