Marco Gregoretti, Panorama, 18/03/1999, 18 marzo 1999
Naturalmente Giovanni Regalia, l’avvocato che l’assiste, soprattutto dopo che, sabato 27 febbraio, il gip Sergio Piccinni Leopardi l’ha rimessa in libertà credendo alla sua estraneità al traffico di droga, le ha vivamente sconsigliato di citare squadre di calcio e di fare nomi
Naturalmente Giovanni Regalia, l’avvocato che l’assiste, soprattutto dopo che, sabato 27 febbraio, il gip Sergio Piccinni Leopardi l’ha rimessa in libertà credendo alla sua estraneità al traffico di droga, le ha vivamente sconsigliato di citare squadre di calcio e di fare nomi. Resta il fatto che questa ragazza alta, che dice di essere laureata in teologia con una tesi sull’idolatria, in realtà non fa una vita tanto ordinaria. Automobili di grossa cilindrata, appartamento costoso, frequentazioni non da tutti sono lussi che lei stessa definisce «difficili da ottenere in una città chiusa come Milano, se non hai un buon biglietto da visita». Si aggiusta il tailleur grigio luccicante, mostra le lunghe unghie laccate su cui spicca un prezioso anello e aggiunge: «E io ne ho uno di biglietto da visita davvero importante . Si chiama Ayrton Senna. Povero Ayrton: sono venuta con lui la prima volta in Italia sette od otto anni fa. C’era il Gran Premio di Monza e io lo avevo seguito. Non era amore, solo una storia. Stavamo al Principe di Savoia. Mi ha presentato un sacco di amici. Così, due anni fa, quando è morta mia madre, ho deciso di trasferirmi, definitivamente a Milano».