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 1999  marzo 11 Giovedì calendario

Nella postfazione al romanzo di Jocelyn Brooke The Scapegoat (Il Capro Espiatorio), Peter Cameron solleva un punto interessante

Nella postfazione al romanzo di Jocelyn Brooke The Scapegoat (Il Capro Espiatorio), Peter Cameron solleva un punto interessante. vero che «una società rigidamente oppressiva e moralistica che scoraggiava l’omosessualità offriva alla narrativa materiale migliore rispetto a una società che la tollera?». Brooke, morto nel 1966 a 58 anni, ne è un esempio interessante. Artista di qualità, scrisse per se stesso e non divenne mai di moda: come spesso accade, era sempre fuori tempo. Quando era al meglio lui, c’era un’attenzione rumorosa per il realismo Kitchen’Sink (gli Angry Young Men); e quando tornò di moda una narrativa meno chiassosa, lui era fuori dal campo visivo. La domanda iniziale, però, è importante e concerne non soltanto i romanzi «omosessuali», ma tutto il sesso esplicito. L’evocazione, l’ambiente, l’allusione velata sono o non sono più seduttive del pugno allo stomaco sulla pagina che non lascia nulla all’immaginazione? Che cosa guadagnano le «fanciulle in fiore» di Proust dall’essere in realtà ragazzi? Molto, perché l’ambiguità è più ricca della rivelazione. The Scapegoat è un romanzo breve e tragico, tutto al maschile. I personaggi sono un ragazzo, la cui madre muore prima che inizi la storia, lo zio con il quale va a vivere e un soldato. Il ragazzo, Duncan, è un adolescente indefinito, il soldato un truffatore, lo zio un fallito. I due adulti vivono per i loro corpi, che sono straordinariamente maschi: tutto muscoli, sudore e desiderio represso. Si può dire che il ragazzo cade nelle loro mani come le giovani casate cedono ai mariti: non sapendo bene di che si tratti. quella che Calvino chiamava «leggerezza» che funziona in Brooke. Come non è la scarpa che fa un feticista, ma l’«idea» della scarpa, così è il non detto di Brooke, espresso però nei gesti, che fa funzionare il racconto. Oggi, Duncan, denuncerebbe ciò che gli viene fatto e si dichiarerebbe omosessuale; non ci sarebbero mistero e neppure dramma. Se vedessimo Dio tutti i giorni, avremmo bisogno di una teologia?