Gianni Marsili, L’Unit, 30/10/1998, 30 ottobre 1998
La signora ha dunque deciso di parlare. Negli ultimi due anni ne ha viste di tutti i colori. stata accusata, interrogata, spremuta come un limone
La signora ha dunque deciso di parlare. Negli ultimi due anni ne ha viste di tutti i colori. stata accusata, interrogata, spremuta come un limone. stata in carcere preventivo per sei mesi. Non si è troppo adontata per le indagini in sé. Riconosce di esser stata assunta in nero dai vertici di Elf. Accadde una sera a cena con un suo ex-marito: "Cara -le aveva detto -hai quarant ’anni, non hai un lavoro né un patrimonio, questa è la tua ultima chance. Dovrai render visita a Dumas, cercarlo, telefonargli ". Così fece. Ma di Dumas -della sua cultura, del suo charme -s’innamorò presto: "Vivere una forte relazione -confida oggi-con un uomo sul piano emotivo, pur sapendo che questa relazione è al servizio di interessi economici, non è cosa facile da gestire ". Si vedevano ancora quando lo scandalo stava gonfiando. Poi l’arresto, gli interrogatori, la galera. Ma soprattutto la fama, più che di Mata Hari, di puttanella del regime. per questo che ha scritto il libro (con ottimo stile e senza ghost-writer ). Non ci sono rivelazioni utili ai giudici né i soliti veleni che accompagnano questo tipo di vicende. La signora ha raccolto i pezzi sparsi della sua dignità e li ha ricomposti in un libro per spiegare come diavolo ci si possa mettere in un simile pasticcio. Non svela neanche dettagli scabrosi. Racconta gli incontri, le attese, i dubbi. un libro di grande franchezza, toccante, disarmante. Del tutto inedito in situazioni di questo genere. Le peripezie etico-sessuali della Casa Bianca, al confronto, sembrano i grugniti di una tribù semibarbara. Resta in piedi, ovviamente, il groviglio giudiziario e politico. Si dibatte sulla presunzione d ’innocenza e sulle eventuali di- missioni di Dumas dall ’altissima carica che ancora ricopre e che rifiuta di lasciare.Ci si chiede come sia stato possibile che l ’allora ministro Dumas non sospettasse nemmeno -come sostiene -che la sua amante avesse dei mandanti molto altolocati, e se l’improvvisa fortuna della signora non l’avesse in qualche modo sorpreso. Ma è "La putain de la République" a porre la domanda giusta: "Ma l ’amore è proprio così gratuito? Non riempie spesso una mancanza? Non corrisponde spesso ad una opportunità?...". Ai giudici, adesso, l’ardua sentenza.