Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2000  gennaio 19 Mercoledì calendario

Rita Meucci, addetta alle pulizie di 27 anni, travolta e uccisa da un’auto pirata mentre attraversava la via Tiburtina di Roma sulle strisce pedonali

Rita Meucci, addetta alle pulizie di 27 anni, travolta e uccisa da un’auto pirata mentre attraversava la via Tiburtina di Roma sulle strisce pedonali. Di seguito il racconto dell’amica Anna Franco, con lei al momento dell’incidente. Anna Franco, 42 anni, separata dal marito, tre figli, è ricoverata al ”Pertini” in osservazione. Non si dà pace per quanto è accaduto, a tratti sembra sentirsi addirittura in colpa perché Rita è morta al ritorno da un lavoro che le aveva procurato lei, facendola assumere nella cooperativa che ha in appalto i lavori di pulizia del biscottificio Gentilini. Ricorda con precisione, Anna Franco, il terribile momento dell’incidente. Signora, come è andata? «Eravamo appena uscite dallo stabilimento e stavamo attraversando la Tiburtina per raggiungere la fermata dello 040. Rita mi era di un passo o due davanti, quando è arrivato quello che ci ha investito. Non lo avevamo visto arrivare. Ho sentito una botta terribile, poi ho visto Rita sull’asfalto. Mi sono resa conto, anche se confusamente, che bisognava fare qualcosa ed ho cominciato ad urlare e gesticolare perché qualcuno ci soccorresse, ma gli automobilisti ci passavano accanto come se non ci vedessero». E nessuno si è fermato? «Nessuno. Dopo un po’, visto che ci ignoravano, sono andato vicino a Rita ed ho preso il suo cellulare con il quale ho chiamato mio cognato, perché non ricordavo quale numero fare per un’ambulanza. stato lui che ha telefonato al 118». Rita era ancora cosciente? «Non credo, ma era ancora viva. Dopo avere chiamato mio cognato, mi sono chinata su di lei e le ho tirato su la testa, chiamandola. Si lamentava, ma poi, quando è arrivata l’ambulanza...». Ricorda qualcosa che possa essere utile alla polizia? «Spero tanto che lo acchiappino presto, quel maledetto, ma io purtroppo non so che dire. Ripeto: non ho neanche visto la macchina che arrivava, e quello dopo averci investito è sparito subito alla vista».