Stefano Montefiori, Corriere della Sera, 26/01/2000, 26 gennaio 2000
Bologna. «Scusi, signor Zanotti, per le urla di prima. Abbiamo fatto chiasso, è vero, ma sono ragazzate
Bologna. «Scusi, signor Zanotti, per le urla di prima. Abbiamo fatto chiasso, è vero, ma sono ragazzate...». Simone Q., 16 anni, è sempre stato un ragazzo difficile, violento. Però capace, passata la rabbia, di parole gentili. Come è successo pochi secondi dopo aver sgozzato l’amico con dieci coltellate, il 15 gennaio scorso. La vittima, Domenico C., urlava, chiedendo aiuto con tutta la forza che aveva in corpo. Un vicino è accorso ma Simone, mentre sferrava i colpi dietro la porta della cantina chiusa a chiave, lo ha rassicurato: «Lasci stare, stiamo solo giocando...». Finito il massacro, l’assassino è uscito dalla cantina, ha richiuso la porta e ha voluto scusarsi con il vicino di casa: «Abbia pazienza, siamo ragazzi... Il mio amico adesso è andato a casa». Un paio di metri più in là, Domenico, 15 anni, stava morendo. Dopo dieci giorni di menzogne e stratagemmi, dopo l’arresto di lunedì, ieri l’assassino ha trovato di nuovo parole pacate. «Ora sono tranquillo - ha detto ai carabinieri di Bologna - anzi contento. Perché Domenico non c’è più. Mi sono tolto un peso».