Stefano Montefiori, Corriere della Sera, 26/01/2000, 26 gennaio 2000
Quel sabato Simone ha deciso che poteva bastare. Sberleffi a lui, che si vantava davanti a tutti di aver rotto il braccio alla maestra e il piede al padre, con una spranga di ferro
Quel sabato Simone ha deciso che poteva bastare. Sberleffi a lui, che si vantava davanti a tutti di aver rotto il braccio alla maestra e il piede al padre, con una spranga di ferro. Minacce a lui, che la notte aspettava il rientro della madre a casa per picchiarla e insultarla. «Lo dicevo sempre, prima o poi ammazza sua mamma - racconta la signora Nerina Zanotti, che con il marito Galfe abita al piano di sopra - La notte non riuscivamo a dormire per le urla, le botte. Abbiamo anche raccolto le firme, nel condominio, per denunciare quel ragazzo, ma poi mio marito ha pensato di dargli fiducia. Gli dispiaceva per il padre, un brav’uomo. Quella donna, Marta, adesso si è salvata: il figlio in prigione non potrà più farle del male. Ma un’altra persona è stata uccisa».