Stefano Montefiori, Corriere della Sera, 26/01/2000, 26 gennaio 2000
Sabato 15 gennaio Simone ha portato Domenico in cantina, come in tante altre occasioni. Il luogo dei «giochi» della compagnia
Sabato 15 gennaio Simone ha portato Domenico in cantina, come in tante altre occasioni. Il luogo dei «giochi» della compagnia. Dove si fumano gli spinelli, si bevono i superalcolici. Il delitto si consuma in pochi minuti. Poi, Simone cerca di eliminare le tracce e si mette a lavare il pavimento. Quindi rompe la serratura e nasconde le chiavi della cantina. Per dieci giorni Domenico è inspiegabilmente scomparso, per dieci giorni Simone chiede al papà, Mario, di comprargli un motociclo a tre ruote, un Ape. Un mezzo che gli consenta di fare sparire il cadavere. Domenica scorsa alle 16 il padre si fa aiutare dal vicino per aprire finalmente la porta. Simone comincia a urlare: quella porta deve restare chiusa. La apriranno i carabinieri, un’ora dopo. Adesso, Simone è nel carcere minorile, in attesa della convalida del fermo per omicidio volontario, occultamento di cadavere, detenzione d’arma. «Piuttosto che tornare a casa, meglio la cella», ha già fatto sapere. La mamma di Domenico, vicina al parto, è sotto choc. «Sapevo che non era scomparso - continua a ripetere -. Sapevo che mi avevano strappato il mio bambino».