Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2000  gennaio 25 Martedì calendario

Minigonna nera, il viso struccato, Rossella Pennella ha trascorso il pomeriggio sdraiata sul divano

Minigonna nera, il viso struccato, Rossella Pennella ha trascorso il pomeriggio sdraiata sul divano. Il cagnolino e un gatto a tenerle compagnia. Le serrande abbassate, non tanto per creare l’effetto notte, quanto per non vedere Lui, il professor Montenero che abita nel portone accanto, le finestre del bagno vis-à-vis. Lei, prima di venire qui, abitava a Borgo Pio. «Fu il professore a farmi traslocare, lui a trovarmi questo appartamento e ancora lui a dirmi di non preoccuparmi per l’affitto. Disse anche che mi avrebbe fatto avere una borsa di studio per ammortizzare le spese. La borsa di studio, assegnata da una casa farmaceutica, l’aveva già fatta avere alla sua segretaria e al suo autista. E per ottenerla non è necessario essere laureati in medicina». Sgrana gli occhi, e a mani giunte, la signora Pennella giura che lei, «da quel pezzo di m...», però, non ha mai avuto una lira. «Un paio di volte ho pure fatto il pieno di benzina alla sua macchina. La borsa di studio non è mai arrivata. Né ho avuto alcun compenso per il lavoro che ho svolto all’ospedale di Terni e presso lo studio privato del professore. A Terni, facevo la segretaria privata di Montenero. E non mi sono mai avvicinata ai pazienti in qualità di medico, ma solo per fare due chiacchiere, confortare quelli più gravi, consolare qualche parente disperato. Ho decine di biglietti di ringraziamento...». Si commuove, la signora Pennella. E racconta come insieme al tennis, il volontariato sia la vera passione della sua vita. Una vita di maestra elementare supplente a Viterbo, prima. Poi di moglie. Finché a quarant’anni, single e disoccupata, decise di provare con i cateteri. Ogni mattina, per quasi cinque mesi, il professore, la sua segretaria ”ufficiale” e Rossella, partivano per Terni accompagnati dall’autista. Erano di ritorno che faceva già buio, ma spesso la serata di Rossella finiva a casa dei coniugi Montenero. «Sua moglie cucinava per me e diceva di volermi adottare. Lei, poveraccia, mi faceva pena, mi sembrava di prenderla in giro e così, quando mi invitarono a trascorrere le vacanze sulla barca che avevano affittato, rifiutai».