Antonio Polito, La Repubblica, 29/01/2000, 29 gennaio 2000
Fu per questo, perché l’amante gli rifiutò le nozze preferendo le libertà del suo duplice patto matrimoniale segreto, che Greene scrisse La fine dell’avventura, quel The end of the affair, che con la sua copertina Penguin - immagine di un triste pomeriggio d’inverno in un parco londinese - ha venduto milioni di copie in tutto il mondo
Fu per questo, perché l’amante gli rifiutò le nozze preferendo le libertà del suo duplice patto matrimoniale segreto, che Greene scrisse La fine dell’avventura, quel The end of the affair, che con la sua copertina Penguin - immagine di un triste pomeriggio d’inverno in un parco londinese - ha venduto milioni di copie in tutto il mondo. Dice il nostro detective letterario che «non fu un libro su Catherine, ma una lettera a Catherine». Nell’edizione inglese era dedicato pudicamente ”To C.”. In quella americana, esplicitamente, ”To Catherine”. Greene aveva un’abitudine alla segretezza che non rende facile interpretare la sua corrispondenza privata, le sigle ”I.W.T.M.C.” (I want to marry Catherine), o ”F.M.C.” (Fuck me Catherine), o ”K.M.C.” (Kiss me Catherine). Dice William Cash - l’autore di The Third Woman, che allude nel titolo al grande successo cinematografico firmato da Greene e Orson Welles, Il terzo uomo - che «più sincero lo scrittore diventava nelle sue lettere, e più incomprensibile si faceva la sua grafia». E poi, le lettere d’amore non sono la verità su un amore, perché si scambiano in assenza dell’amato. [...]