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 2000  febbraio 06 Domenica calendario

Dicevano però che mai, in ogni caso, «il Concardi Aurelio» avrebbe messo il muso fuori dalle sbarre prima dell’anno 2009, a 53 anni suonati

Dicevano però che mai, in ogni caso, «il Concardi Aurelio» avrebbe messo il muso fuori dalle sbarre prima dell’anno 2009, a 53 anni suonati. E invece no. Nel ’96, il tribunale di sorveglianza di Brescia, pensò che gli anni del furore erano alle spalle. Che «il Concardi Aurelio» era pronto alla prima forma di reingresso civile nel mondo dei liberi. Non libero tra i liberi, certo. Semilibero. Una firma all’ingresso del carcere di Verziano (Brescia) alle sette del mattino. Una giornata di lavoro in una comunità della zona. E poi di nuovo dentro alla sera. Tredici anni, forse, sicuramente meno, sarebbero passati prima. «Ormai sono un pezzo di merda» ha gridato ieri il Concardi Aurelio all’incanutito Ferdinando Pomarici che aveva avuto in quel 1986 come pubblico ministero. E chi sa che quell’«ormai» non sia suonato nuovo oltraggio a Domenico Corona, Maurizio D’Elia, Tiziana Bonicelli, Patrizia Rovelli, Giovanni Genualdi, Alberto Turtur e Francesco Vitale. Quei sette se li erano «fatti» tra il 4 settembre ’82 e il 14 settembre ’84. Lui, il Concardi, Michele Sgaramella, Filippo Donvito, Roberto Tomasoni, Alessandro Luigi Asperti. Si erano conosciuti agli inizi degli ’80, e in comune, se non altro, avevano il nulla delle loro case a sud di Monza. Orribili casermoni a Cassina de’ Pecchi, Pioltello, Cernusco sul Naviglio. L’eroina rendeva. Quanto e meglio della cocaina. Anche perché chi non pagava se ne andava all’altro mondo.